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NOVITÀ NORMATIVE

TASI: GLI ULTIMI SVILUPPI DALL'ACCORDO GOVERNO-ANCI.

Il governo e i comuni hanno raggiunto l'accordo sulla casa. Ma il conto rischieranno di pagarlo in parte anche i proprietari che vedranno assottigliarsi di mezzo miliardo le risorse inizialmente immaginate per le detrazioni.
Nel vertice di ieri a via XX Settembre il ministro degli Affari regionali, Graziano Delrio, il sottosegretario all'Economia, Pier Paolo Baretta, e il presidente dell'Anci, Piero Fassino, hanno convenuto che i sindaci riceveranno 700 milioni (anziché il miliardo richiesto) come indennizzo per la perdita di gettito dovuta al passaggio dall'Imu alla Tasi. E i primi 500 milioni sono già stati trovati: arriveranno dalla dote stanziata dalla legge di stabilità 2014 per l'introduzione di sgravi alle famiglie. I restanti 200 milioni saranno reperiti a breve dall'esecutivo tra le pieghe del bilancio dello Stato. Una volta individuati, verrà messa nero su bianco la norma e si utilizzerà il primo provvedimento utile. Ad esempio il più volte annunciato decreto Lupi sull'emergenza abitativa.
Per effetto del patto sottoscritto al Mef il "montepremi" destinato a istituire, anche sulla Tasi, un sistema di detrazioni simili a quelle esistenti per l'Imu di fatto scenderebbe rispetto a quello delineato in un primo momento. Senza i 500 milioni stanziati dalla stabilità la "fetta" per gli sgravi ai nuclei scenderebbe a circa 1,7 miliardi. Che sono quelli attesi dall'introduzione di un'addizionale dello 0,8 per mille sull'aliquota massima Tasi per il 2014, che è stata annunciata dalla nota di Palazzo Chigi dell'8 gennaio e che era stata inserita nella prima bozza del decreto sul rientro dei capitali approvato venerdì scorso. Salvo poi essere eliminata durante il Consiglio dei ministri.
Per la verità, più che di una cancellazione si è trattato solo di un rinvio dettato dall'esigenza di far viaggiare insieme tutte le modifiche riguardanti i Comuni. Proprio l'aumento dello 0,8 per mille sul tributo per i servizi indivisibili ha rappresentato uno dei capisaldi dell'accordo siglato ieri. Fermo restando che gli introiti andranno destinati alle detrazioni sull'abitazione principale, toccherà ai primi cittadini stabilire se caricare il prelievo extra tutto sulla prima o sulla seconda casa, portando i rispettivi tetti per il 2014 rispettivamente al 3,3 per mille e all'11,4 per mille (inclusa l'Imu). Oppure se spalmarla tra le due basi imponibili. Con gli effetti descritti, a seconda della decisione presa, nell'articolo qui sotto.
Soddisfazione per l'accordo trovato sulla casa è stata espressa da tutte le parti in causa. Per il ministro Delrio si riuscirà ad assicurare «la garanzia per milioni di famiglie italiane, specialmente le meno abbienti, del mantenimento dell'esenzione nella nuova tassa sulla prima casa» e a «estendere l'esenzione ancora più di prima, con la precedente imposta». E sugli stessi tasti ha insistito anche il sottosegretario Baretta: i 700 milioni che il governo compenserà assicurano «complessivamente lo stesso gettito del 2013 garantendo quindi ai cittadini i servizi e ciò è anche la dimostrazione che gli stessi pagheranno meno degli anni precedenti».
Positivo è stato anche il giudizio di Piero Fassino. «L'incontro è stato molto proficuo – ha detto il sindaco di Torino che nel pomeriggio ha guidato una delegazione dell'Anci prima al Senato, per incontrare gli esponenti della maggioranza, e poi al Quirinale, dove è stata ricevuta dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano – e i comuni potranno disporre nel 2014 delle stesse risorse del 2013». Tanto più che i sindaci hanno strappato anche la promessa che i municipi potranno accendere mutui anche oltre il limite dell'8% delle entrate e che quelli sotto i 5mila abitanti saranno esentati dal patto di stabilità. Temi che saranno ripresi stamattina durante l'assemblea straordinaria dei sindaci convocata a Roma.
Restando agli immobili sempre oggi la Camera proverà a convertire in legge il Dl Imu-Bankitalia. Con il paradosso che se non ci riuscisse, per effetto dell'ostruzionismo condotto da
lunedì dal M5S, e il decreto decadesse, gli italiani rischierebbero di dover pagare la seconda rata dell'Imu 2013.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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