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NOVITÀ NORMATIVE

IMU + TASI: L'IMPATTO SU SECONDE CASE E CAPANNONI PUO' DIVENTARE DEVASTANTE.

L'accordo sulle tasse 2014 salutato ieri con soddisfazione sia dal Governo sia dai sindaci concede fino a 1,7 miliardi, invece dei 2,2 immaginati fino a ieri, alle detrazioni per l'abitazione principale: per molti proprietari la cosa potrebbe cambiare poco, perché comunque il meccanismo dà gli strumenti per cancellare il difetto "genetico" della Tasi che rischiava di far rimpiangere l'Imu ai tanti italiani che vivono in una casa medio-piccola (a partire da quel 30% di abitazioni che non ha mai pagato né Ici né Imu grazie alle detrazioni fisse). Gli sconti però non saranno per tutti, perché la Tasi "lorda" al 2,5 per mille supererebbe i 4,2 miliardi. Per gli altri, e soprattutto per i proprietari di seconde case, negozi e imprese, le prospettive invece sono pessime, soprattutto nei Comuni che hanno già portato vicino ai massimi l'aliquota dell'Imu (in 1.600 Comuni ha superato il 10,1 per mille). Vediamo perché.
Abitazione principale
Con l'eccezione delle pochissime case di lusso (74mila in tutta Italia), le abitazioni principali non pagheranno più l'Imu, e in molti casi non verseranno nemmeno la Tasi. La distribuzione delle risorse per le detrazioni generate dagli aumenti di aliquota dipenderà dai Comuni, ma una somma del genere significa uno sconto medio da 75 euro uguale per tutti oppure una detrazione ancora più consistente per le categorie da "tutelare", che per questa via potrebbero vedersi azzerare del tutto l'imposta. Per cancellare la Tasi standard a un bilocale da 60mila euro bastano 60 euro, mentre se l'aliquota sale cresce ovviamente anche lo sconto necessario.
Il discorso cambia quando il valore fiscale della casa cresce, ma in questo caso la considerazione è duplice: per una villetta (categoria catastale A/7) da 200mila euro per il Fisco, la Tasi all'1 per mille costa 200 euro, e con l'aumento al 3,3 per mille si arriva a 660 euro. Probabilmente molti sindaci sceglieranno di concentrare gli sconti sugli immobili più piccoli, dove vivono le famiglie con i redditi inferiori, per cui il conto da pagare sarà significativo: nell'Imu, però, andava molto peggio, perché le aliquote erano più alte e portavano l'imposta a oscillare da 600 (con aliquota standard) a mille euro (con aliquota massima). Insomma, si pagherà, ma in genere meno dell'Imu 2012.
Altri immobili
Per le seconde case, i negozi e gli immobili d'impresa, nuovi rincari saranno invece all'ordine del giorno. L'accordo di ieri conferma la possibilità per le loro tasse immobiliari di superare il tetto del 10,6 per mille, che era in vigore con l'Imu fino al 2013 ed era stato confermato per la somma di Imu e Tasi nel 2014 dalla legge di stabilità. Ora quel confine viene cancellato, le due imposte immobiliari potranno arrivare a braccetto all'11,4 per mille ed è probabile che la maggioranza dei Comuni sceglierà questa strada, evitando gli aumenti massimi sull'abitazione principale. Risultato: un capannone da 580mila euro di valore fiscale, che tra Imu e maggiorazione Tares ha pagato nel 2013 6.456 euro (2,5 volte in più rispetto al massimo dell'Ici nel 2011), potrà vedersi presentare un conto da 6.796 euro. La stessa prospettiva attende i negozi, gli alberghi e i centri commerciali, che insieme ai capannoni sono stati i veri protagonisti dell'Imu (più del 50% dell'imposta 2013 è stata chiesta agli immobili produttivi), e alle seconde case: cioè alle categorie che hanno già subito tutti gli aumenti 2012 e 2013.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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