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NOVITÀ NORMATIVE

TASI: IL COMUNE PUO' OPERARE LIBERAMENTE SULLE AGEVOLAZIONI.

Mani libere ai comuni sulle agevolazioni Tasi. Con regolamento possono concedere riduzioni o esenzioni anche legate al reddito familiare. È quanto prevede l'articolo 1, comma 679, della legge di Stabilità (147/2013), che estende il trattamento agevolato ai contribuenti nel caso in cui le superfici possedute o occupate eccedano il normale rapporto tra produzione di rifiuti e superfici stesse.
In quest'ultimo caso è evidente l'errore commesso. Il legislatore, a dir poco distratto e confuso, attribuisce al comune un potere regolamentare legato alle superfici produttive di rifiuti, mentre la Tasi è dovuta solo per l'erogazione e la fruizione dei servizi comunali indivisibili (trasporto pubblico, illuminazione pubblica e via dicendo). L'imposta sui servizi, infatti, non ha nulla a che vedere con la produzione di rifiuti, essendo la base imponibile determinata come per l'Imu.
Le amministrazioni locali, dunque, hanno un'ampia facoltà di stabilire riduzioni, senza un tetto massimo, e esenzioni. E possono tener conto della situazione familiare dei contribuenti soggetti al prelievo. Anche se per la Tasi è più corretto parlare di detrazioni che di riduzioni.
Le agevolazioni possono essere concesse per: abitazioni con unico occupante; abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale o altro uso limitato e discontinuo; locali e aree scoperte adibiti a uso stagionale; abitazioni occupate da soggetti che risiedono o hanno la dimora, per più di sei mesi all'anno, all'estero; fabbricati rurali a uso abitativo. A questi si aggiunge, appunto, l'agevolazione mirata ai soggetti meno abbienti che hanno una ridotta capacità contributiva, misurata anche attraverso l'Isee.
È lasciato ai comuni il potere di manovrare l'aliquota Tasi, la cui soglia massima non può superare il 2,5 per mille. Peraltro, la possono anche azzerare. All'imposta sui servizi sono soggetti anche gli immobili adibiti a prima casa. Il tributo è dovuto da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo fabbricati, aree scoperte e edificabili.
Qualora vi siano più possessori o detentori, tutti sono tenuti in solido all'adempimento dell'obbligazione tributaria. In base a quanto stabilito dal comma 672, se è stato stipulato un contratto di locazione finanziaria la Tasi è dovuta dal locatario a partire dalla data di stipula del contratto e per tutta la sua durata.
La norma poi precisa che per durata del contratto si intende il periodo che va dalla data di stipula a quella di riconsegna del bene al locatore, che deve essere comprovata da un apposito verbale. Il tributo sui servizi lo paga anche l'inquilino o il comodatario, o comunque il detentore dell'immobile. Il peso a carico dell'occupante l'immobile può variare dal 10 al 30%. La scelta deve essere fatta dal consiglio comunale con regolamento.
L'imposta sui servizi va calcolata sul valore del fabbricato derivante dalla rendita catastale o sul valore di mercato dell'area edificabile al metro quadro. Al prelievo sono soggetti tutti i fabbricati, comprese le abitazioni principali per i quali è dovuta l'Imu, vale a dire anche quelli iscritti nelle categorie catastali A1, A8 e A9 (immobili di lusso, ville e castelli). I contribuenti, però, non devono pagare complessivamente per i due tributi (Imu e Tasi) più di quanto dovuto nel 2013 per l'imposta municipale con l'aliquota massima del 6 per mille per le abitazioni principali di pregio e del 10,6 per mille per seconde case e altri immobili.
FONTE: ITALIA OGGI

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