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NOVITÀ NORMATIVE

SCONTI, SCADENZE E RIDUZIONI TARI IN MANO AI COMUNI.

La Tari, istituita con legge di stabilità 2014, è uno dei tre prelievi di cui si compone la Iuc.
Di massima, la disciplina Tari è simile alla disciplina Tares, salvo alcune eccezioni, che però incidono significativamente sull'operatività.
Il presupposto è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali ed aree scoperte operative, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. La superficie assoggettabile è la superficie calpestabile; se il Comune ha però allineato la propria banca dati a quella catastale, allora scatta l'obbligo di pagamento sulla base dell'80% della superficie catastale. L'Agenzia delle entrate ha già messo a disposizione dei Comuni tutte le informazioni necessarie per ricavare la superficie catastale, ma l'allineamento presuppone che i fabbricati iscritti nella banca dati Tares/Tari siano provvisti degli identificativi catastali e ciò si verifica ancora per un minima parte.
I fabbricati a destinazione speciale, invece, come i capannoni, sono sempre assoggettati sulla base della superficie calpestabile, escludendo dal computo le superfici ove si producono prevalentemente rifiuti speciali per i quali v'è l'obbligo di smaltimento in proprio.
Dal punto di vista delle dichiarazioni, la norma prevede espressamente che restano ferme le superfici già dichiarate o accertate ai fini dei previgenti prelievi (Tarsu, Tia 1, Tia 2, Tares) per cui non v'è alcun obbligo di presentare una nuova dichiarazione inziale.
Circa i tempi di presentazione della dichiarazione, mentre in Tares questi erano stabiliti autonomamente dai Comuni, in Tari non c'è un termine specifico, essendo stato invece previsto un termine di presentazione della dichiarazione Iuc, fissato al 30 giugno dell'anno successivo alla data di inizio del possesso o della detenzione. Peraltro, il comma 685 prevede che il modello di dichiarazione sia messo a disposizione dal Comune. Il nuovo termine, in realtà, non è agevole né per il contribuente né per il Comune che è tenuto ad inviare i modelli di pagamento precompilati.
Il rischio è che aumentino in modo esponenziale, rispetto alla Tares, i rimborsi di somme pagate in eccedenza ed i recuperi di somme relative a occupazioni iniziate nell'anno ma dichiarate l'anno successivo. Salvo auspicate modifiche normative, dovrebbe essere possibile per i Comuni accorciare i termini di presentazione della dichiarazione, ricorrendo alla propria potestà regolamentare.
Il Comune stabilisce numero e scadenze di pagamento, consentendo di norma almeno due rate a scadenza semestrale e di pagare in un'unica soluzione entro il 16 giugno di ciascun anno. Il pagamento, va effettuato con F24 o con bollettino postale centralizzato. Il Comune ha la possibilità di disporre riduzioni ed esenzioni entro il limite massimo del 7% del costo complessivo del servizio.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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