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NOVITÀ NORMATIVE

TASI DOVUTA DAGLI AGRICOLTORI SUI TERRENI EDIFICABILI.

Agricoltori soggetti al pagamento della Tasi sui terreni edificabili senza alcuna agevolazione. Mentre per l'Imu non sono considerati edificabili i terreni posseduti da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali, questo beneficio fiscale non può essere esteso alla nuova imposta sui servizi indivisibili istituita con la legge di Stabilità (147/2013).
Del resto, tutte le norme che disciplinano le agevolazioni sono di stretta interpretazione e in assenza di una disposizione ad hoc che preveda lo stesso trattamento fiscale non è possibile, in via analogica, ritenere non soggetto al pagamento della Tasi come area edificabile il terreno che abbia questa qualificazione in base al piano regolatore. Nonostante per i due tributi la base imponibile si calcoli con le stesse modalità.
Per l'Imu, al di là delle previsioni contenute negli strumenti urbanistici, sono considerati non fabbricabili i terreni posseduti e condotti dagli agricoltori sui quali persiste l'utilizzazione agro-silvo-pastorale mediante l'esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura e all'allevamento di animali. È quella che tecnicamente viene definita finzione giuridica di non edificabilità del suolo. Tuttavia, considerato che la stessa norma non viene richiamata per la Tasi, coltivatori e imprenditori agricoli, a prescindere che svolgano l'attività in forma individuale o societaria, sono tenuti a pagare il nuovo balzello sui terreni qualificati aree edificabili dal piano regolatore. Infatti, mentre i terreni sono esonerati dal pagamento dell'imposta sui servizi, sono soggette al prelievo le aree edificabili. Peraltro, occorre determinare la base imponibile tenendo conto del valore di mercato dell'area, mediamente piuttosto elevato.
Per la qualificazione di coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionale occorre fare riferimento all'articolo 1 del decreto legislativo 99/2004 e non più, come avveniva per l'Ici, all'articolo 58 del decreto legislativo 446/1997. Quest'ultima norma qualificava coltivatori diretti e imprenditori agricoli solo le persone fisiche iscritte negli elenchi comunali e soggette alla contribuzione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e malattia. Quindi, escludeva le aziende agricole (società di persone, cooperative e di capitali, anche a scopo consortile).
L'imposta sui servizi è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo fabbricati, aree scoperte e edificabili. Nel caso in cui vi siano più possessori o detentori, tutti sono tenuti in solido all'adempimento dell'obbligazione tributaria. È fissata dalla legge un'aliquota base dell'1 per mille, con una soglia massima del 2,5 per mille, che va applicata al valore del fabbricato derivante dalla rendita catastale o al valore di mercato dell'area edificabile al metro quadro.
Qualora, invece, il terreno non abbia la qualificazione urbanistica di area edificabile, dal 2014 il suo valore si determina moltiplicando il reddito dominicale, vigente al 1° gennaio dell'anno di imposizione, rivalutato del 25%, per 75, ma solo se posseduti da coltivatori diretti e imprenditori professionali iscritti nella previdenza agricola. Mentre per gli altri soggetti il coefficiente rimane 135. Naturalmente, nella determinazione del tributo dovuto va tenuto conto delle riduzioni concesse dalla legge (articolo 13 del dl 201/2011) rapportate al valore dell'immobile.
FONTE: ITALIA OGGI

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