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NOVITÀ NORMATIVE

NUOVA CONTABILITA': PIU' TEMPO PER RECUPERARE I DISAVANZI.

Il via libera del Governo al decreto correttivo della riforma della contabilità è il preludio per la partenza a regime del nuovo sistema contabile a decorrere dal 1° gennaio prossimo.
Il provvedimento deve ora affrontare un lungo iter che, presumibilmente, porterà il testo in «Gazzetta Ufficiale» entro l'estate. Nei prossimi giorni, infatti, le modifiche apportate dal Governo devono essere discusse in Conferenza Stato-Città e autonomie locali per poi passare il vaglio in Parlamento prima della definitiva approvazione, sempre in Consiglio dei Ministri.
Il decreto, molto corposo, comprende il principio generale della competenza finanziaria e i principi applicati alla contabilità finanziaria, alla contabilità economico-patrimoniale, alla programmazione e al bilancio consolidato, così come modificati dal gruppo di lavoro istituito presso la Copaff lungo gli oltre due anni di sperimentazione.
La riforma fonda le radici sull'esigenza di aggiornare la contabilità al contesto maturato negli ultimi anni e sull'esigenza di individuare strumenti contabili in grado di offrire informazioni attendibili sui principali aggregati (continua a essere di attualità la conoscenza dell'effettivo ammontare dei debiti della Pa) e di rispondere a sempre più pressanti istanze Ue di rappresentazione dei dati contabili completi ed integrati.
Il risultato è un insieme coordinato di modifiche incisive, dall'adozione di un unico piano integrato dei conti all'approvazione di nuovi schemi di bilancio fino ad arrivare, come detto, a regole contabili uniformi per Comuni, Province e Regioni. Questi ambiziosi obiettivi si traducono in modifiche sia nel sistema di contabilizzazione, sia nella rappresentazione dei dati contabili. Sotto il primo profilo, i pilastri della riforma sono il fondo pluriennale vincolato e il fondo crediti di dubbia esigibilità. Dal punto di vista della rappresentazione, le novità più rilevanti sono il nuovo documento unico di programmazione (Dup), in sostituzione dell'attuale relazione previsionale e programmatica, e l'unificazione del bilancio annuale e del bilancio pluriennale in un unico strumento, focalizzando così l'attenzione sull'importanza della programmazione degli enti locali.
Il fondo crediti di dubbia esigibilità rappresenterà la vera svolta nella gestione delle risorse. Il principio applicato alla contabilità finanziaria, infatti, disciplina una regola matematica per la sua determinazione con l'obiettivo di rendere disponibili le sole risorse effettivamente incassate, non consentendo più la realizzazione di spese sulla base di crediti di difficile esazione. Dal 2015 gli enti che applicano il nuovo sistema contabile dovranno accantonare un importo pari ai crediti mediamente non riscossi nel quinquennio precedente, in via direttamente proporzionale all'incapacità di riscuotere i propri crediti. La determinazione del fondo deve riguardare tanto le previsioni di competenza, quanto le somme ancora iscritte tra i residui attivi dei rendiconti degli anni precedenti, imponendo un notevole sforzo in fase di avvio nel nuovo sistema. Non a caso, tra gli interventi correttivi approvati dal Consiglio dei Ministri è prevista una modifica nei modi e nei tempi di ripianare il disavanzo derivante dal primo riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi.
Se dal riaccertamento e dall'accantonamento del fondo crediti di dubbia esigibilità calcolato sui residui attivi che corrispondono ad obbligazioni giuridiche esigibili ma non riscosse dovesse emergere un disavanzo di amministrazione, le modalità e i tempi della sua copertura sono definiti con Dm dell'Economia, di concerto con il Viminale, in base agli effetti che il primo riaccertamento produce. In attesa del decreto, lo schema approvato prevede un ripiano di una quota pari almeno al 15% nei primi tre anni, che aumenta al 25% nel caso in cui siano usati per il ripiano i proventi da alienazioni patrimoniali o altre entrate in conto capitale. Per premiare gli enti che, al contrario, non producono disavanzo al variare dei criteri di contabilizzazione, il Dlgs prevede incentivi con un possibile allentamento del Patto e dei limiti della spesa di personale.
Tale previsione tradisce una forte preoccupazione degli effetti che potrebbero prodursi dall'introduzione a regime della riforma. Del resto, anche il decreto legge 126/2013 poi non convertito, prevedeva il ripiano dell'eventuale disavanzo in 10 anni per gli enti che sono entrati nell'ultimo anno di sperimentazione.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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