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NOVITÀ NORMATIVE

IMPRESE E PROFESSIONISTI: CREDITI VERSO LA PP.AA. COMPENSABILI.

Compensazione del credito e non più sospensione dei ruoli. Alla fine, grazie all'emendamento al testo del comma 7 bis dell'articolo 12 del decreto «destinazione Italia», la procedura per compensare il credito che imprese e professionisti vantano nei confronti della pubblica amministrazione assume contorni nettamente più semplici e finisce per avere un appeal di maggiore impatto. In effetti, la versione originaria della norma – che prevedeva, per l'appunto, la "sospensione" dei ruoli esattoriali a favore dei soggetti che vantassero crediti verso la Pa – rischiava di comprometterne l'efficacia e rendere la possibilità di monetizzare il credito più remota.
Del resto, perché mai si sarebbe dovuto "sospendere" la posizione debitoria di chi, invece, sul fronte opposto, è titolare di un credito certo, liquido ed esigibile, nonché certificato dallo stesso ente debitore? La parola d'ordine, quindi, sembra sia stata quella della semplificazione, lasciando, in ogni caso, pendenti tutte le residue macchinosità della procedura di compensazione.
Il recupero
La norma, infatti, sottolinea che la nuova modalità di recupero dei crediti è limitata a quelli «certificati secondo le modalità previste dai decreti del ministro dell'Economia e delle finanze 22 maggio 2012 e 25 giugno 2012». Insomma, per vedersi scomputare dalle cartelle esattoriali pendenti le somme fatturate alla pubblica amministrazione e ancora inevase, imprese e professionisti dovranno prima di ogni altra cosa acquisire la certificazione del proprio credito. Per fare questo, le istruzioni contenute sul sito del ministero dell'Economia rimandano alla piattaforma telematica cui si potrà avere accesso dal link www.certificazionecrediti.mef.gov.it (si veda l'articolo qui sotto).
Una volta ottenuto l'accreditamento, i fornitori dello Stato, degli enti pubblici nazionali, delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano, degli enti locali e degli enti del Servizio sanitario nazionale dovranno inserire una serie di informazioni su numeri e date delle fatture sottostanti le forniture eseguite, nonché dei provvedimenti che hanno autorizzato l'ente a commissionarla.
Una volta che la Pa avrà accertato l'effettiva consistenza del debito, rilascerà, per il tramite della stessa piattaforma telematica, la certificazione del credito vantato dal richiedente.
La certificazione
Ovviamente, la compensazione del credito è solo una delle modalità di utilizzo della certificazione. Ai creditori, infatti, è consentito servirsene per cederla alle banche o agli intermediari finanziari abilitati ai sensi della legislazione vigente, che possono concedere anticipazioni o subentrare nel credito, in caso di cessione pro solvendo o pro soluto.
Con le modifiche apportate in sede di conversione in legge del decreto destinazione Italia, invece, sarà più ampia la possibilità di utilizzare la certificazione per compensare le somme dovute per tributi erariali, tributi regionali e locali, contributi assistenziali e previdenziali, premi per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, a prescindere dalla data di notifica, nonché per gli oneri accessori, aggi e spese e altre imposte la cui riscossione sia affidata all'agente della riscossione.
Le modalità
Le concrete modalità attraverso le quali potrà darsi luogo alla compensazione sono, però, ancora sconosciute. Sarà infatti un decreto interministeriale – emanato dal ministero dell'Economia e dal ministero dello Sviluppo economico entro i 90 giorni successivi alla data di entrata in vigore della legge di conversione – a chiarirne i risvolti. Soprattutto, il decreto dovrà fare luce sull'elemento più oscuro del provvedimento. Ossia quello che ne limita la fruibilità ai soli soggetti per i quali «la somma iscritta a ruolo sia inferiore o pari al credito vantato». Insomma, a una prima lettura della stesura della norma sembrerebbe prendere corpo l'idea che i soggetti che abbiano più debiti che crediti non potranno avvantaggiarsi della nuova disposizione. È proprio questo, comunque, il punto che lascia più perplessi.
La norma, infatti, rischia di creare una spaccatura fra i contribuenti, differenziando i creditori a seconda del valore del credito vantato. Perché mai, però, un soggetto che ha più debiti che crediti dovrebbe avere minori diritti di vedersi pagare, seppure sotto forma di compensazione, i crediti legittimamente vantati nei confronti dell'amministrazione? La risposta potrà trovarsi solo nel decreto ministeriale.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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