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NOVITÀ NORMATIVE

ANTICORRUZIONE APPLICATA ANCHE A SOCIETA', FONDAZIONI E ASSOCIAZIONI.

Nelle società partecipate il presidente del consiglio di amministrazione e i membri designati dagli enti pubblici (due su tre o tre su cinque a seconda dei casi) devono pubblicare atto di nomina, curriculum, compensi, viaggi e missioni pagati con fondi pubblici, eventuali altri incarichi e compensi, dichiarazione dei redditi e situazione patrimoniale propria e dei parenti fino al secondo grado quando danno il consenso. I consiglieri nominati da soggetti diversi dagli enti pubblici di riferimento non sono tenuti alla pubblicazione, ma «è auspicabile» che si comportino come gli altri.
La declinazione pratica della «trasparenza» negli enti e nelle società partecipate è contenuta nel testo della circolare firmata dal ministro della Funzione pubblica Gianpiero D'Alia e giunta sul tavolo della Corte dei conti per l'esame e la registrazione.
Gli obblighi, che escludono le società presenti in Borsa e le partecipate da enti che emettono strumenti finanziari quotati, sono quelli previsti dalla legge anti-corruzione (legge 190/2012) e dal decreto attuativo (Dlgs 33/2013), che all'articolo 14 impone una serie di atti di trasparenza agli «organi di indirizzo politico». Proprio questa definizione aveva fatto nascere più di un dubbio sull'effettiva applicabilità delle regole alle società, ma le istruzioni di Palazzo Vidoni li risolvono riferendo l'indicazione «a tutti gli organi di "governance" dell'ente».
Del resto, l'interpretazione "estensiva" (e fondata su una serie di richiami alle norme e alla giurisprudenza, anche contabile) di queste regole è la cifra della circolare della Funzione pubblica, sul presupposto che la trasparenza possa rappresentare un «valore aggiunto» per le società partecipate. In questa chiave, la circolare divide gli enti partecipati (in due gruppi: quelli controllati, che vanno incontro alla «applicazione totale delle regole di trasparenza» (compreso piano anticorruzione e nomina del responsabile), e quelli in cui gli enti pubblici hanno partecipazioni minoritarie, che devono invece applicare la trasparenza «limitatamente alle attività di pubblico interesse».
Per la prima volta, superando anche le indicazioni date dalla Civit qualche mese fa, le istruzioni traducono in pratica la definizione di attività di pubblico interesse, identificandole nell'«esercizio di funzioni amministrative, attività di produzione di beni e servizi a favore delle Pa, di gestione di servizi pubblici o di concessione di beni pubblici». Fedele all'impostazione «sostanziale» che lo caratterizza, inoltre, il provvedimento riferisce questi obblighi non solo alle società, ma anche alle fondazioni, associazioni e a «tutti quei soggetti che, indipendentemente dalla loro formale veste giuridica, perseguono finalità di interesse pubblico, in virtù di un affidamento diretto o di un rapporto autorizzatorio o concessorio».
Modi e tempi dell'attuazione devono essere dettagliati nel «programma triennale per la trasparenza e l'integrità», gestito da un responsabile della trasparenza che di regola va individuato in un «dirigente apicale» della società. Una previsione, quest'ultima, che andrà adattata anche alle tante realtà più piccole, prive di una struttura dirigenziale articolata.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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