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NOVITÀ NORMATIVE

TEMPI PIU' AMPI PER LA RELAZIONE DI FINE MANDATO.

Relazione di fine mandato senza affanni. Il testamento politico dei sindaci, al debutto nel 2014, (dovranno redigerlo le circa 5.000 amministrazioni che andranno al voto a maggio) potrà essere redatto con un po' di ansia in meno. Il termine entro cui il sindaco dovrà firmare il documento, redatto dal responsabile finanziario o dal segretario, viene infatti ridotto da 90 a 60 giorni dalla data di scadenza del mandato.
Consentendo così una tempistica più rilassata ai primi cittadini in scadenza che diversamente avrebbero già dovuto attivarsi in tal senso. La novità è contenuta in un emendamento al decreto legge «Salva Roma-bis» (dl n.151/2013) a firma di Giorgio Santini (Pd). La proposta di modifica è stata approvata dalla commissione bilancio di palazzo Madama nella lunga seduta notturna di martedì in cui i senatori hanno concluso le votazioni sugli emendamenti. La correzione, chiesta a gran voce dai comuni, interviene a modificare il dlgs n.149/2011, attuativo del federalismo fiscale, che ha introdotto la relazione di fine mandato. E riscrive completamente la tempistica degli adempimenti.
L'organo di revisione avrà 15 giorni di tempo invece che 10 (a decorrere dalla sottoscrizione della relazione da parte del sindaco) per certificare il documento che, nei tre giorni successivi, dovrà essere trasmesso (assieme alla certificazione dei revisori) alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti. Entro sette giorni dalla certificazione, la relazione dovrà poi essere pubblicata sul sito web del comune. In caso di scioglimento anticipato del consiglio comunale, la sottoscrizione della relazione e la certificazione dei revisori dovranno avvenire entro 20 giorni (oggi 15) dall'indizione delle elezioni.
Nel nuovo testo del dlgs 149 scompare ogni riferimento al Tavolo tecnico interistituzionale presso la Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica che non è mai stato convocato. Tra gli altri emendamenti approvati in commissione si segnala anche l'atteso intervento «salva Venezia». Per il 2014 il capoluogo veneto e i comuni della Laguna, che hanno sforato il Patto di stabilità a causa dei contributi ricevuti dallo Stato non andranno incontro al blocco delle assunzioni e riceveranno una riduzione soft dei trasferimenti che non potrà essere superiore al 3% delle entrate correnti registrate nell'ultimo bilancio consuntivo.
Fin qui gli emendamenti approvati martedì sera dalla commissione che si aggiungono a quelli (anticipati su ItaliaOggi di ieri) che riducono le sanzioni per i titolari di libretti al portatore sopra i 1.000 euro e introducono una clausola di salvezza di tutti gli atti e i provvedimenti approvati sulla base del primo decreto «Salva Roma» (il dl 126 decaduto dopo i rilievi critici del Quirinale), mettendo così in sicurezza il bilancio della Capitale.
Ma prima di licenziare definitivamente il testo che andrà oggi all'esame dell'aula, la commissione bilancio dovrà prendere una decisione definitiva su 27 emendamenti accantonati. Tra cui figurano molte proposte di modifica che puntano a recuperare nel dl 151 alcune norme del decreto 126. Dall'imposta di sbarco nelle isole minori alle norme ad hoc per il riequilibrio di bilancio nei comuni in dissesto con più di 60 mila abitanti. In questi enti, se l'assestamento dei conti è condizionato alla riduzione dei costi dei servizi e alla razionalizzazione delle partecipate, il comune potrà raggiungere il riequilibrio entro l'esercizio in cui ha portato a termine la riorganizzazione e in ogni caso entro tre anni (compreso quello in cui è stato deliberato il dissesto).
Completa il quadro delle proposte messe in stand by un pacchetto di emendamenti di Linda Lanzillotta (Scelta civica) tra cui se ne segnala uno che punta a obbligare il comune di Roma a relazionare al Mef e al parlamento sulle ragioni che hanno portato il Campidoglio ad accumulare un disavanzo strutturale quantificato in 1,2 miliardi di euro l'anno.
L'emendamento Lanzillotta obbligherebbe il comune ad approvare entro il 30 aprile un piano (biennale) per estendere già nel 2014 i vincoli del patto di stabilità a tutte le società partecipate (da sole Acea, Ama e Atac contano 31 mila dipendenti). E tra le opzioni per ridurre i costi dei servizi locali spunta anche l'idea di liberalizzare il trasporto locale, la raccolta rifiuti e la pulizia delle strade. Insomma, una vera rivoluzione. C'è da scommettere che non avrà vita facile in senato.
FONTE: ITALIA OGGI

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