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NOVITÀ NORMATIVE

RELAZIONE DI FINE MANDATO: L'ADEMPIMENTO NON SLITTA, DOMANI ULTIMO GIORNO.

Con la caduta del governo Letta e dei tentativi di proroga, i 3.855 sindaci uscenti, di Comuni situati nelle regioni a statuto ordinario, avranno solo un giorno di tempo per sottoscrivere la relazione di fine mandato, basata sui dati da preconsuntivo 2013. Questa dovrà essere pubblicata sul sito del municipio, perché non è più subordinata al parere del cosiddetto tavolo interistituzionale (mai costituito), solo grazie alla modifica intervenuta con il Dl 174/2012.
Alle prossime elezioni amministrative, quindi, visto il mancato differimento di 30 giorni che era previsto nel decreto «casa», non approvato, tanti cittadini non saranno in condizione di votare con piena consapevolezza. Sono infatti numerosissimi i sindaci – ricandidati o meno – che fino ad oggi hanno sottovalutato l'adempimento, o meglio, l'onere di tutelare l'interesse "proprio" del firmatario, dal momento che gli viene offerta l'opportunità di essere apprezzato dall'elettorato attivo (ma anche dalla Corte dei conti) per quello che ha realizzato.
Ci si chiede se la trascuratezza sia dovuta al non aver compreso l'importanza dell'appuntamento istituzionale o per averla capita a tal punto da non rischiare di mettere in pubblico i "panni sporchi". Supponendo, con questo, di avere più tempo per lavarli nella consiliatura successiva, direttamente (nel caso di rielezione) o indirettamente (nell'ipotesi di un eletto di cordata). Così non è, per due ordini di motivi.
Il primo: con il Dl 174/2012 è stata introdotta (articolo 4-bis del Dlgs 149/2011) la relazione di inizio mandato. Un adempimento "difensivo" del sindaco neoeletto, a cui far fronte entro 90 giorni dall'insediamento, con il quale il primo cittadino ha l'occasione di separare le responsabilità della propria gestione da quelle dell'omologo uscente. Insomma, basta con l'abitudine consolidata di attribuire la colpa dei conti che non tornano all'amministrazione precedente.
Il secondo motivo: la disciplina complessivamente intesa ha introdotto nell'ordinamento una sorta di controllo democratico all'esercizio della politica locale. Ha previsto la (auto)attestazione dello status di fine e inizio mandato. Ha dato modo così ai sindaci e al loro entourage di provare a fine periodo le loro azioni. Proprio per questo motivo, nella puntuale elaborazione delle redazioni - indipendentemente dalla povertà argomentativa dello schema di fine mandato approvato con il Dm (Interno) del 26 aprile 2013 - è venuta a presentarsi l'occasione giusta. Di dimostrare la propria capacità amministrativa ma anche di giustificare gli eventuali flop e, se del caso, di prevedere soluzioni migliorative dei conti, ricorrendo - semmai - anche a soluzioni di riequilibrio finanziario. Un modo per evitare accanimenti del neoeletto, nell'ipotesi in cui le elezioni non andassero nel modo desiderato.
Non va tralasciato l'uso che si può fare della relazione di fine mandato durante la campagna elettorale. Ove le tendenze strategiche sono, ovviamente, contrapposte: difensiva per l'uscente, offensiva per gli sfidanti. Essere omissivi e/o mendaci è pericoloso. Si offre infatti all'avversario l'occasione di dimostrarlo e alla Corte dei conti quella di prenderne atto.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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