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NOVITÀ NORMATIVE

TASI CLONE DELL'IMU.

I beni che non pagavano l'Imu non pagheranno la Tasi. È il principio posto alla base dell'ampio numero di esenzioni dal tributo sui servizi indivisibili dei comuni contenute nel testo "bollinato" del decreto "salva-Roma 3". Un provvedimento che è stato approvato dal Consiglio dei ministri di venerdì scorso, che oggi dovrebbe essere firmato dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale fra oggi e domani.
I servizi indivisibili
Salvo colpi di scena dell'ultim'ora, il testo del Dl sembra ormai stabilizzato. Specie nell'articolo 1 dedicato a Tasi e Tari. Ebbene, a differenza della bozza iniziale che esentava solo i 25 immobili citati espressamente nei Patti Lateranensi, quella finale richiama espressamente anche i «fabbricati destinati esclusivamente all'esercizio del culto», con le relative pertinenze. In entrambi i casi, così come si applicavano l'Ici prima e l'Imu poi allo stesso modo non si applicherà la Tasi.
Contemporaneamente viene previsto che gli edifici degli enti non commerciali (Chiesa, no profit, sindacati) scontino il tributo sui servizi indivisibili solo sulla parte del bene in cui viene svolta attività commerciale, come già accade per l'imposta municipale.
Completano il quadro delle esenzioni mutuate dal recente passato, da un lato, quelle per i fabbricati rientranti nelle categorie catastali da E/1 a E/9 (fari, porti, aeroporti, eccetera) oppure destinati a usi culturali o appartenenti a Stati esteri o organizzazioni internazionali; dall'altro, quelle per gli immobili posseduti dallo Stato, dalle regioni, dalle province, dai comuni, dalle comunità montane e dagli enti del servizio sanitario nazionale, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali. Casi a cui si somma l'eccezione nuova di zecca per i terreni agricoli.
Il parallelo con l'Imu non finisce qui. Nell'applicare la flessibilità dell'aliquota fino a un massimo dello 0,8 per mille sulle aliquote Tasi i sindaci dovranno usare l'extragettito per introdurre detrazioni o altre misure «tali da generare effetti sul carico di imposta Tasi equivalenti a quelli determinatisi con riferimento all'Imu relativamente alla stessa tipologia di immobili».
Di fatto i primi cittadini potranno decidere se: caricare tutto sulla prima casa, portando il prelievo dal 2,5 al 3,3 per mille, tutto sulla seconda casa, elevando l'asticella dall'10,6 all'11,4 (inclusa l'Imu); oppure scaricare l'aumento pro quota sui diversi beni. Fermo restando l'arrivo di 625 milioni cash (500 dalla dote della stabilità per le detrazioni, 118,2 dal Fondo per gli interventi urgenti e 6,8 dal Fondo per gli interventi strutturali di politica economica) che serviranno a chiudere i bilanci comunali.
Sul rischio che un sistema del genere si riveli più gravoso dell'attuale per cittadini e imprese si è soffermata ieri un'elaborazione del Servizio politiche territoriali della Uil. Secondo lo studio, potrebbero essere costretti «a "passare alla cassa" per pagare» anche i «2,5 milioni di contribuenti "esenti Imu", che non avevano pagato l'imposta nel 2012». Senza contare – prosegue il documento – che «per oltre 10,5 milioni di contribuenti (il 50% del totale), residenti in uno degli oltre 5.600 Comuni che avevano l'aliquota Imu al 4%, la Tasi rischia di essere più pesante della stessa Imu».
Fisco telematico e cartelle
Tornando al decreto il testo finale conferma alcune indicazioni dei giorni scorsi e precisa i confini dell'abrogazione della web tax. Su questo fronte salta l'obbligo di partita Iva ma non la determinazione del reddito degli erogatori di servizi con criteri ad hoc e il pagamento con bonifico. Viene, poi, prolungata di un mese (dal 28 febbraio al 31 marzo) la scadenza per chiedere la "rottamazione" sia delle cartelle esattoriali, sia delle ingiunzioni di pagamento utilizzate dai comuni che riscuotono in proprio e non hanno il ruolo. Con la stessa modifica slitta dal 15 marzo al 15 aprile 2014 il termine a partire dal quale potrà essere riattivata la riscossione.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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