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NOVITÀ NORMATIVE

ESENZIONI TASI COPIANO L'IMU.

Niente Tasi per le aree scoperte e per i terreni agricoli. Alla luce delle modifiche previste dal decreto legge n.16/2014 (pubblicato sulla G.U. n.54 di ieri), il nuovo tributo sui servizi indivisibili dei comuni colpirà solo fabbricati ed aree edificabili. Inoltre, sono state recuperate diverse esenzioni previste dalla normativa Ici ed applicabili anche all'Imu.
In base al testo originario dell'art. 1, comma 669, della legge 147/2013, il presupposto impositivo della Tasi è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di fabbricati, ivi compresa l'abitazione principale, e di aree edificabili, a qualsiasi uso adibiti, ad eccezione dei terreni agricoli.
L'art. 2, comma 1, lett. f), del dl corregge tale formulazione eliminando il riferimento alle aree scoperte. Coerentemente, è stato abrogato anche il comma 670, che esentava dalla Tasi le aree scoperte pertinenziali o accessorie non operative (oltre alle aree comuni condominiali non detenute o occupate in via esclusiva): tali fattispecie, ora, sono ricomprese nella più generale esclusione che riguarda, come detto, tutti gli immobili che non siano fabbricati o aree edificabili.
Il nuovo comma 669, inoltre, esclude espressamente i terreni agricoli, anche se non collocati in comuni montani o parzialmente montani. L'esenzione dovrebbe valere anche per i terreni incolti. È ancora incerto, invece, il trattamento da riservare alle aree edificabili possedute e condotte come terreni agricoli da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali: tali immobili, che rispetto all'Imu sono equiparati ai terreni agricoli, ai fini Tasi tornerebbero ad essere aree edificabili, con conseguente (notevole) aggravio del prelievo. Questa, almeno, è la tesi fin qui sostenuta dagli uffici ministeriali. Peraltro, il dl richiama, anche per le aree edificabili (oltre che per i fabbricati), la definizione prevista ai fini Imu, per cui si potrebbe anche sostenere la sopravvivenza dell'agevolazione. Stesso dubbio riguarda i fabbricati inagibili/inabitabili e quelli di interesse storico/artistico, che pagano l'Imu su una base imponibile ridotta del 50%.
L'art. 1, comma 3 del dl, invece, reintroduce alcune fattispecie di esenzione previste per l'Ici e per l'Imu. Si tratta, innanzitutto, degli immobili posseduti dallo Stato, nonché di quelli posseduti, nel proprio territorio, dalle regioni, dalle province, dai comuni, dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti, ove non soppressi, e dagli enti del Ssn, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali. In secondo luogo, sono estese alla Tasi le esenzioni previste dall'art. 7, comma 1, lett. b), c), d), e), f) ed i) del dlgs. 504/1992, riguardanti i fabbricati classificati o classificabili nelle categorie catastali da E/1 a E/9, i fabbricati con destinazione ad usi culturali, i fabbricati destinati esclusivamente all'esercizio del culto, i fabbricati di proprietà della Santa sede indicati negli artt 13, 14, 15 e 16 del Trattato lateranense, i fabbricati appartenenti agli Stati esteri e alle organizzazioni internazionali, i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e recuperati al fine di essere destinati ad attività assistenziali e gli immobili utilizzati da enti non commerciali destinati esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali di attività assistenziali, previdenziali ecc..
Per quest'ultima fattispecie, la norma precisa che l'esenzione spetta limitatamente alle parti dell'immobile utilizzato per le predette attività, secondo quanto previsto dall'art. 91-bis del dl 1/2012. In generale, comunque, viene indirettamente confermato che le agevolazioni non espressamente richiamate non valgono in automatico per la Tasi, anche se l'ampia discrezionalità di cui godono i comuni nella modulazione del tributo consente di riprodurne gli effetti con norma regolamentare o agendo sulle aliquote. In mancanza, pagheranno il tributo, ad esempio, gli immobili delle camere di commercio (che erano esenti dall'Ici) e quelli degli enti territoriali collocati fuori dalla loro giurisdizione.
Ricordiamo, infine, che per i fabbricati rurali strumentali l'aliquota massima della Tasi è l'1 per mille.
FONTE: ITALIA OGGI

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