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NOVITÀ NORMATIVE

CLASS ACTION CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Le class action contro le pubbliche amministrazioni possono già partire non solo quando si incontra la violazione di termini già fissati dalla legge o la mancata adozione di atti obbligatori, ma anche quando gli uffici della Pa e i concessionari di servizi pubblici non rispettano gli standard già fissati dalle carte dei servizi.
Anche in questo caso (i primi erano stati chiariti nella direttiva 4/2010), spiegano dalla Funzione pubblica, non c'è bisogno di attendere i decreti attuativi perché sarebbe «irragionevole» pensare che le amministrazioni si siano date nelle carte degli standard «non sostenibili dal punto di vista finanziario e organizzativo». Per vedere pienamente a regime la novità, invece, bisognerà aspettare i provvedimenti che indicheranno gli «standard» la cui violazione prèsta il fianco all'azione collettiva, come previsto dalla tabella di marcia fissata dal Dlgs 198/2009, ma i tempi non dovrebbero essere lunghi: la commissione per la valutazione presieduta da Antonio Martone indicherà entro settembre i parametri che ogni amministrazione dovrà applicare per l'identikit delle proprie attività.
Imbrigliata dalle cautele (in particolare dell'Economia) che ne hanno imposto un avvio in sordina, la class action modello Brunetta prova comunque a tagliare i tempi.
Anche perché il ministro per la Pubblica amministrazione la mette al centro della propria strategia di riforma: «La class action - ha sostenuto Brunetta in un seminario dedicato al tema da Palazzo Vidoni - è la parte più rivoluzionaria della riforma, perché trasforma i cittadini in catalizzatori di eccellenza». In questa chiave il risultato prescinde dal numero di azioni che si attiveranno, perché si concentra nell'«effetto emulazione» atteso da ogni pronuncia: «Se un ospedale che fa le Tac in tre mesi è condannato a farle in 15 giorni - è l'esempio di Brunetta -, anche tutte le altre strutture dovranno adeguarsi, per non esporsi allo stesso rischio». L'esempio serve al ministro anche per respingere le tante critiche sul "depotenziamento" della class action, che in ambito pubblico non prevede il risarcimento del danno ma al massimo impone all'ufficio condannato di raggiungere gli standard prefissati di efficienza, e comunque «senza oneri per la finanza pubblica». «Il risarcimento - spiega Brunetta - ha senso quando c'è il mercato, ma in ambito pubblico non risolverebbe ilproblema della collettività, che si affronta invece ristabilendo i servizi dovuti».
È presto per capire se arriveranno i «grandi risultati» che «il sistema economico si attende», secondo l'analisi del presidente Antitrust Antonio Catricalà; il punto fondamentale è comunque rappresentato dal percorso applicativo che, come sottolinea il'capo di gabinetto di Palazzo Vidoni Carlo Deodato, «per la prima volta ancorerà ogni servizio pubblico a un sistema di standard prefissati, e oggetto di un giudizio terzo».
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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