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NOVITÀ NORMATIVE

TARI: I PROBLEMI LEGATI AL POTENZIALE CONTEZIOSO POSSONO METTERE IN DIFFICOLTA' I COMUNI.

L'esenzione Tari per i rifiuti assimilati rischia di mettere in difficoltà non pochi comuni. Le amministrazioni, quindi, devono cautelarsi con opportune misure in grado di mettere in sicurezza piani finanziari e bilanci.
Il dl 16/2014 ha stabilito che la nuova tassa sui rifiuti non è dovuta per quelli che il produttore dimostri di avere avviato al recupero, come già previsto dal comma 661 della l 147/2013. È stata, invece, abrogata la seconda parte del precedente comma 649, che (con una palese contraddizione) lasciava alla discrezionalità dei sindaci l'introduzione e la modulazione dei relativi sconti.
A rigore, la detassazione non compete per tutte le superfici su cui si producono rifiuti assimilati: essa, al contrario, dovrebbe essere proporzionale alla quantità di rifiuti che il produttore smaltisca autonomamente e a proprie spese. Tuttavia, delimitare il suddetto rapporto di proporzionalità è tutt'altro che agevole. Gli enti che applicano il cosiddetto «metodo normalizzato» di cui al dpr 158/1999 possono utilizzare lo stesso criterio suggerito dallo schema di regolamento Tares elaborato dal Mef, ossia confrontando il quantitativo dichiarato dal produttore e quello teoricamente producibile in base al coefficiente Kd (senza più, però, la possibilità di prevedere tetti massimi).
Tutto da inventare, invece, il criterio per chi utilizzata il cosiddetto «metodo semplificato» di cui al comma 652 della stessa legge 147. In ogni caso, occorre che i comuni si preparino ad affrontare numerose richieste di riduzione o esenzione da parte dei contribuenti interessati, cui si accoderanno anche quelli che producono rifiuti speciali non assimilati in via prevalente e non esclusiva e che, a differenza di quanto accadeva in regime Tares, possono anch'essi invocare la detassazione in base alla prima parte del citato comma 649. Ovviamente, il rischio è più elevato laddove vi sia una maggiore incidenza di insediamenti produttivi
In un simile contesto, le contromisure non possono che passare, nell'attuale fase dell'esercizio, attraverso la revisione del piano finanziario definito lo scorso anno, con la redistribuzione del carico sulle utenze diverse da quelle «in odore» di sconti.
FONTE: ITALIA OGGI

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