PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

SOCIETA' PARTECIPATE: PER GLI ENTI RICOGNIZIONE ENTRO IL 30 APRILE.

Entro il prossimo 30 aprile i consigli degli enti locali devono compiere una nuova ricognizione delle proprie partecipazioni in società, motivando quali vanno conservate e quali, invece, devono essere dismesse.
Si tratta di un nuovo esame che avrà riflessi sui bilanci pubblici, quindi anche sui servizi ai cittadini.
La questione è stata esaminata nell'ultimo incontro del percorso formativo per i revisori dei conti e i funzionari degli enti locali, tenutosi lo scorso 25 febbraio e promosso da Ancrel in collaborazione con l'Ordine dei commercialisti ed esperti contabili di Udine. A fare il punto la relazione del dott. Marco Castellani, vicepresidente nazionale di Ancrel.
La presenza degli enti locali come soci portatori di interessi pubblici in società e consorzi nella nostra regione è consistente. In base alla ricognizione svolta dalla sezione di controllo della Corte dei conti al febbraio 2012, risulta che i 218 comuni, le 4 province e le 4 comunità montane erano passati dalle 959 partecipazioni alle 760.
I soli quattro comuni capoluogo, le province e le comunità montane sommavano 129 partecipazioni, mentre gli altri comuni avevano in media tre partecipazioni a testa: acqua, energia, raccolta rifiuti.
Chiamata di responsabilità per i buchi di bilancio nelle società. «Dal 2010 in poi», spiega il presidente di Ancrel Friuli-Venezia Giulia, Rosa Ricciardi, «il legislatore ha chiarito che, poiché il socio pubblico deve rispondere ai cittadini del capitale investito nella partecipazione, della eventuale copertura di perdite e ricapitalizzazione, delle spese per l'attività corrente delle società di servizi pubblici locali, va impostato un controllo effettivo molto stringente, più incisivo anche attraverso i soggetti nominati nel cda delle società, che devono essere in grado di controllare gli scopi istituzionali dell'ente locale che li ha nominati. Va, quindi, reimpostata dalle amministrazioni locali una corretta dinamica dei rapporti tra ente e partecipate per il controllo «preventivo concomitante e successivo» in modo da rendere la vigilanza sugli organismi partecipati «sostanziale».
Tempestività delle informazioni all'organo di vigilanza. In questo percorso, dal 2012 anche i revisori dei conti hanno un compito di verifica delle informazioni di natura economico-finanziaria delle partecipate, che l'ente locale deve mettere a disposizione «tempestivamente» perché se ne possano valutare gli effetti sul bilancio dell'ente locale.
«La legge di Stabilità 2014», continua Ricciardi, «richiede ora una nuova ricognizione motivata da parte del consiglio comunale o provinciale per confermare il mantenimento o decidere la dismissione delle partecipazioni che non hanno i requisiti di legge, e fornisce elementi di valutazione molto utili».
I criteri di esame: quando scatta la revoca degli amministratori e la liquidazione. Ecco quali sono. Dal 2014 le società partecipate, le aziende speciali e le istituzioni, anche di regioni e camere di commercio a partecipazione di maggioranza diretta o indiretta devono concorrere agli obiettivi di finanza pubblica, cioè sana gestione dei servizi secondo criteri di economicità ed efficienza.
Le partecipazioni vanno mantenute solo se si tratta di società sane, cioè se non gravano sul bilancio della comunità amministrata. Si richiede l'accantonamento al 100% delle perdite nel 2018, ma con un periodo transitorio che inizia nel 2015: accantonamento significa per il bilancio comunale meno capacità di spesa per servizi e interventi a favore dei cittadini, ma anche leggibilità e trasparenza.
Sempre dal 2015 le aziende speciali, le istituzioni e le società a partecipazione di maggioranza diretta o indiretta, titolari di un affidamento diretto da parte di soci pubblici per una quota superiore all'80% del valore della produzione, procedono alla riduzione del 30% del compenso del cda se nei tre esercizi precedenti hanno conseguito un risultato economico negativo e il risultato economico negativo per due anni consecutivi è giusta causa ai fini della revoca degli amministratori. Non si applica ai soggetti il cui risultato economico negativo è coerente con un piano di risanamento approvato dall'ente controllante.
Infine, dal 2017 c'è obbligo di liquidazione delle società, escluse quelle che svolgono servizi pubblici locali, che hanno registrato una perdita in quattro dei cinque esercizi precedenti.
FONTE: ITALIA OGGI

SCADENZIARIO

<settembre 2017>
lunmarmergiovensabdom
28293031123
45678910
11121314151617
18192021222324
2526272829301
2345678
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio