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NOVITÀ NORMATIVE

TASI E TARI: SENZA CODICI TRIBUTO COMUNI IN DIFFICOLTA'.

La mancata definizione dei codici tributo della Tari e della Tasi rischia di complicare la riscossione delle relative somme da parte dei comuni. L'Agenzia delle entrate, infatti, non ha ancora provveduto, ma i tempi stringono. Il problema è particolarmente urgente per la tassa rifiuti, considerata la necessità degli enti di provvedere in tempi brevi al pagamento delle fatture emesse dalle società che gestiscono il servizio di raccolta e smaltimento.
Per chi utilizza il modello F24, al momento è impossibile procedere alla «bollettazione» e quindi all'incasso delle prime rate (ricordiamo che spetta ai comuni definire il calendario dei versamenti).
Rischia, in pratica, di riproporsi quanto accaduto lo scorso anno con la Tares, quando, a causa delle continue dilazioni concesse dal legislatore statale, si rischiò la paralisi.
Non sono stati individuati neppure i codici tributo per gli importi relativi alla maggiorazione Tares che i comuni recupereranno nell'attività di accertamento. A tal fine, non è utilizzabile il codice tributo 3955: esso, infatti, riguarda i versamenti ordinari 2013 e quindi ha come beneficiario lo stato e non i comuni, cui invece spettano le somme recuperate.
Intanto, le amministrazioni sono impegnate nella definizione dei nuovi regolamenti (per la Tari e per la Tasi), oltre che nell'aggiornamento di quelli esistenti (per l'Imu). Ricordiamo che, in base all'art. 53, comma 16, della legge 388/2000, occorre provvedere entro la data fissata per la deliberazione del bilancio di previsione, ovvero, al momento, entro il 30 aprile (anche se un'ulteriore proroga è molto probabile). Nulla vieta di approvare i regolamenti prima del varo del preventivo, mentre non pare consentito farlo dopo.
Come chiarito dal Mef (risoluzione n. 1/2011), oltre che dalla giurisprudenza contabile (parere n. 431/2012 della Sezione regionale di controllo per la Lombardia), «le deliberazioni concernenti le entrate degli enti locali devono necessariamente precedere l'approvazione del bilancio di previsione». Per guadagnare tempo e tutelare gli equilibri di cassa, alcuni comuni stanno pensando di applicare, almeno per la Tari, una sorta di acconto, in attesa di approvare regolamenti e tariffe, applicando quelle del 2013, salvo successivo conguaglio.
Sempre in materia di regolamenti, ricordiamo che, con la nota n. 4033/2014 del 28 febbraio 2014, il Mef ha chiarito che non è obbligatorio adottare un unico provvedimento per la Iuc (sebbene quest'ultima sia formalmente unica), ma è possibile spacchettarli con la più totale flessibilità. Possono quindi essere adottati, in particolare, tanto tre regolamenti distinti (uno per l'Imu, uno per la Tari e uno per la Tasi), quanto due regolamenti (uno per l'Imu, che ovviamente sarà quello 2013 opportunamente modificato, e uno per Tari+Tasi)
Infine, si ritiene che i tre tributi debbano essere allocati in modo differenziato a bilancio. Ciò anche per gli enti in sperimentazione, malgrado nel piano dei conti armonizzato sia presente una voce «Iuc». Mentre è pacifico che la Tari vada classificata fra le tasse (titolo I, categoria 2) e l'Imu fra le imposte (titolo I, categoria 1), vi sono dubbi sulla Tasi, che rappresenta un'anomala via di mezzo. Tuttavia, specialmente dopo le modifiche introdotte dal dl 16/2014, sembra prevalente la natura di imposta.
FONTE: ITALIA OGGI

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