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NOVITÀ NORMATIVE

NEL CASO DI ERRORI SULLA IUC REGOLAZIONI TRA COMUNI.

Se un contribuente versa per errore un tributo a un comune incompetente non può essere sanzionato e non è tenuto a pagare gli interessi all'ente che non ha incassato le somme dovute. Spetta all'ente incompetente riversare le somme all'amministrazione creditrice, senza imporre all'interessato di fare istanza di rimborso a un comune e versare le somme all'altro.
La partita contabile va regolata tra gli enti interessati.
Questa procedura prevista dalla legge di Stabilità (147/2013) per l'Imu è stata estesa dall'articolo 1, comma 4, del dl sulla finanza locale (16/2014) a tutti i tributi locali, Tasi e Tari compresi. Con decreto del ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il ministero dell'interno, sentita la Conferenza stato-città e autonomie locali, dovranno essere stabilite le modalità applicative di queste disposizioni.
La norma del dl sulla finanza locale prevede che le procedure riguardanti i versamenti fatti per errore al comune o allo stato, con conseguenti rimborsi e riversamenti, previste dalla legge di Stabilità si applicano a tutti i tributi locali. Dunque anche ai nuovi tributi: Tasi e Tari.
In primo luogo, ciò comporta che il contribuente che sbaglia a individuare il comune competente a incassare le somme, o indica nel modello F24 o nel bollettino di conto corrente postale un codice errato, non può essere sanzionato.
Inoltre, a differenza che in passato, non è tenuto a presentare istanza di rimborso, per poi versare il tributo al comune competente. E non è obbligato neppure a pagare gli interessi maturati medio tempore. Spetta, invece, al comune incompetente riversare le somme.
Il comma 722 della legge di Stabilità, quindi, delinea il procedimento che deve essere osservato in caso di versamenti effettuati a enti incompetenti, che è un problema che si trascina da tempo. Il comune che viene a conoscenza dell'errato versamento, anche qualora non vi sia una segnalazione da parte del contribuente interessato, deve attivare d'ufficio il riversamento al comune competente delle somme indebitamente percepite, per evitare di costringere l'interessato a presentare istanza di rimborso e pagare nuovamente il dovuto all'ente competente.
Se la comunicazione viene effettuata dal contribuente, deve indicare nell'atto gli estremi del versamento, l'importo pagato, i dati dell'immobile, il comune destinatario delle somme e quello che invece ha ricevuto, per errore, il pagamento.
Le altre disposizioni richiamate dal dl 16/2014 si riferiscono ai rimborsi Imu e disciplinano i rapporti dare-avere tra contribuenti, comuni e stato. Nel caso in cui il contribuente abbia pagato l'imposta municipale in misura superiore al dovuto, deve presentare al comune competente un'istanza di rimborso, anche se una quota del tributo è stata pagata allo stato. I commi 723 e seguenti, in effetti, fissano le procedure che il contribuente deve osservare per ottenere le restituzioni delle somme versate e, in tutto o in parte, non dovute e le regolazioni contabili tra i vari livelli di governo. Il procedimento da seguire per ottenere i rimborsi, però, non vale più solo per l'Imu ma si estende anche agli altri tributi locali.
Pertanto se il contribuente nel 2014 dovesse versare, per errore, la Tasi allo stato, l'istanza di rimborso va presentata al comune sul cui territorio è ubicato l'immobile.
L'ente deve poi segnalare al ministero dell'economia e delle finanze e al ministero dell'interno l'importo versato all'erario. Dal 2013 quest'ultimo ministero effettua le regolazioni contabili per i comuni delle regioni a statuto ordinario, della Sicilia e della Sardegna sul Fondo di solidarietà comunale.
FONTE: ITALIA OGGI

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