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NOVITÀ NORMATIVE

PATTO 2014: IN VISTA ALCUNE MODIFICHE PER ALLENTARE I VINCOLI.

Fuori dal patto di stabilità gli investimenti nell'edilizia scolastica, il cofinanziamento dei fondi comunitari e i contributi per il riassetto idrogeologico. Per l'edilizia scolastica ci sono sul piatto circa due miliardi di euro che andranno destinati a interventi di messa in sicurezza, adeguamento sismico, ristrutturazione, costruzione di nuove istituti.
Si muoverà lungo queste direttrici l'allentamento del patto di stabilità promesso ai sindaci dal premier Matteo Renzi che ieri ha incontrato una delegazione dell'Anci a palazzo Chigi. Resta invece ancora in bilico il capitolo Tasi su cui i primi cittadini chiedono certezze a cominciare dalla ripartizione del tesoretto di 625 milioni stanziato dal governo per compensare i minori introiti originati dal passaggio dall'Imu alla Tasi. L'appuntamento con i preventivi 2014 è infatti alle porte (30 aprile) e difficilmente potrà esserci una nuova proroga visto che a maggio oltre 4.000 comuni andranno al voto.
Da questo punto di vista però l'incontro di ieri si è concluso con un nulla di fatto. Comuni e governo si sono dati appuntamento alla prossima settimana quando torneranno a sedersi attorno al tavolo coordinato dal sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio e dal ministro per gli affari regionali Maria Carmela Lanzetta.
Qualche sindaco non ha nascosto la delusione. «I nodi sulla finanza locale sono ancora molti e vanno risolti in tempi brevi», ha commentato il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi. «La maggiorazione Tasi servirà a finanziare le detrazioni e dunque sarà solo una partita di giro perché nelle tasche dei sindaci non resterà nulla. E in più i comuni dovranno fare i conti con le comprensibili rimostranze dei cittadini destinatari di un nuovo inasprimento della leva fiscale». L'Anci è particolarmente preoccupata dell'impatto che la Tasi avrà non solo sui bilanci 2014, ma anche su quelli del triennio che, lamenta Cosimi, «oggi gli enti non sono in grado di chiudere potendo contare su una Tasi prima casa con aliquota standard all'1 per mille».
«Capiamo che riaprire il capitolo Tasi rappresenta un tema spinoso, ma arriverà il momento in cui sarà indifferibile una nuova presa in carico della questione da parte del governo», avverte Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia e vicepresidente vicario dell'Anci. E Attilio Fontana, presidente di Anci Lombardia e sindaco di Varese è pronto a scommettere che «molti comuni, pur aumentando al massimo le aliquote, non riusciranno a coprire le necessità dei bilanci»
Il capitolo riforme
Finanza locale a parte, l'Anci ha apprezzato il cambio di passo imposto da Matteo Renzi nelle relazioni tra sindaci e governo. Un cambio di passo (a dire il vero già iniziato col governo Letta) che trasmette ai sindaci la sensazione di non essere più controparti dell'esecutivo, ma «alleati e partner». «Abbiamo espresso piena condivisione alla spinta riformatrice che il governo vuole realizzare tramite il ddl costituzionale», ha dichiarato il presidente dell'Anci Piero Fassino. E una nota di palazzo Chigi certifica l'alleanza. «Il contributo normativo richiesto dal governo ai sindaci sarà valorizzato nel testo della riforma che l'esecutivo intende chiudere la prossima settimana».
Spetterà al ministro delle riforme Maria Elena Boschi coordinare il tavolo di lavoro su riforma del Titolo V e senato delle autonomie.
L'Anci ha messo a punto un documento con le proposte per rafforzare la rappresentatività degli enti locali nella nuova camera che dovrà garantire un'adeguata rappresentanza dei comuni accanto a quella delle regioni. Per esempio si chiede che nella futura assemblea siedano di diritto i sindaci delle città metropolitane e quelli degli altri capoluoghi di regione. «La previsione di una rappresentanza tutta elettiva», osserva l'Anci, «rischia di accentuare la connotazione politica, nonché discrimina rispetto alla rappresentanza regionale che prevede una componente di diritto».
I comuni, inoltre, chiedono di poter ricorrere direttamente alla Consulta per impugnare una legge che ritengono lesiva delle proprie prerogative.
Sul piatto anche la proposta di esentare i piccoli comuni (tra 1.000 e 5.000 abitanti) dal patto di stabilità. Anche se la sensazione è che su questo punto il governo per il momento non voglia sbilanciarsi, temendo di toccare delicati equilibri di finanza pubblica.
«Abbiamo ribadito la necessità di superare definitivamente il patto di stabilità già dal 2014, in quanto i comuni tra i mille e i cinquemila abitanti hanno già spazi finanziari superiori agli obiettivi del Patto per il comparto», ha osservato Mauro Guerra, coordinatore Anci dei piccoli comuni.
FONTE: ITALIA OGGI

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