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NOVITÀ NORMATIVE

NON SERVE L'ISCRIZIONE ALL'ALBO PER IL SUPPORTO ALLA RISCOSSIONE.

Il Comune che esternalizza le attività propedeutiche e complementari alla riscossione delle proprie entrate non può chiedere ai partecipanti alla gara di essere iscritti all'albo nazionale. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato con la sentenza n. 1421 del 24 marzo 2014, ribaltando l'esito del giudizio di primo grado.
Il ragionamento dei giudici di Palazzo Spada è piuttosto semplice ma non altrettanto persuasivo. Il servizio posto a gara, riguardante le fasi preparatorie alla riscossione, non richiede alcuna attività di accertamento né tanto meno la riscossione delle entrate. Conseguentemente, poiché l'appaltatore non introita materialmente le somme dovute all'ente, il bando non può imporre l'iscrizione nell'albo nazionale previsto dall'articolo 53 del Dlgs 446/97 «trattandosi di requisito sproporzionato e non congruente con l'oggetto del contratto posto a gara».
Conclusioni che appaiono in contrasto al consolidato orientamento dello stesso Consiglio di Stato, favorevole all'introduzione nei bandi di gara di requisiti più rigorosi di quelli richiesti per legge (si vedano le decisioni n. 3809/2011, n. 4889/2012 e n. 1761/2013).
Ci sembra peraltro fisiologico che l'ente intenzionato ad affidare all'esterno alcune attività, strettamente correlate alla gestione dei tributi, possa richiedere, a maggiore garanzia, almeno il requisito abilitante previsto per legge.
Facoltà, invece, esclusa dal Consiglio di Stato, che traccia una linea di confine netta tra le attività strumentali in "appalto" e la riscossione vera e propria affidata in "concessione", cioè in base alla natura del rapporto tra comune e affidatario.
Si tratta però di una lettura restrittiva dell'articolo 52 del Dlgs 446/1997, perché occorrerebbe considerare le attività di accertamento e di riscossione delle entrate come un procedimento complesso, comprendente l'individuazione della base imponibile, la predisposizione degli avvisi, la gestione delle banche dati, il front-office eccetera.
Pertanto l'affidamento ai privati di tali attività non può prescindere da attestati formali di affidabilità e quindi dall'iscrizione nell'apposito albo nazionale.
In tal senso si era peraltro espresso il Consiglio di Stato con la decisione n. 2792/2003, che viene ora posta in discussione da una pronuncia non priva di conseguenze e foriera di contenzioso.
Occorre, infatti, evidenziare che il ricorso alle attività strumentali dovrebbe essere più frequente per via del canale di pagamento esclusivo (F24) che caratterizza alcuni tributi (Imu e Tasi): in tali casi non c'è alcun maneggio di denaro pubblico da parte del soggetto terzo. Si dovrebbe invece richiedere l'iscrizione all'albo per gli affidamenti misti, cioè in parte appalto (attività di supporto), in parte concessione (gestione dei tributi "minori", riscossione coattiva).
È necessario comunque definire per via legislativa il perimetro delle attività riservate, anche in attuazione delle legge delega 23 dell'11 marzo 2014 contenente la riforma della riscossione.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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