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NOVITÀ NORMATIVE

TASI: IL PRELIEVO SULLE ABITAZIONI PUO' DETERMINARE RISCHI DI LEGITTIMITA'.

Sulle aliquote Tasi i Comuni godono di ampia autonomia, poiché la legge di riferimento ne consente l'azzeramento totale, ma occorre stabilire con chiarezza se tale autonomia possa giungere sino a trasformare l'entrata in un'imposta a carattere esclusivamente patrimoniale, di fatto sopprimendo il coinvolgimento del detentore.
L'aliquota base è dell'1 per mille, ma i Comuni possono azzerare del tutto la Tasi, evitandone l'applicazione e manovrando solo le aliquote Imu. L'opinione che appare preferibile è che nel potere di azzerare completamente l'aliquota sia insito il potere di azzerarla in modo selettivo, cioè solo per determinate categorie di immobili.
Azzeramento che potrebbe avere finalità agevolative o di semplificazione, considerato che la Tasi è inutilmente e irragionevolmente complicata. Un esempio della prima tipologia è l'azzeramento dell'aliquota per i fabbricati locati a canone concordato o per immobili appartenenti a disabili. Un esempio del secondo genere è l'azzeramento del prelievo sulle aree edificabili o sui fabbricati di categoria D, per i quali potrebbe essere sufficiente elevare l'Imu, senza duplicare adempimenti e basi imponibili. Per la verità, la decisione di sostituire la Tasi con l'Imu per i fabbricati delle imprese non è indifferente: mentre l'Imu è deducibile solo nella misura massima del 30% (20, a partire dal 2014), la Tasi è interamente deducibile dal reddito d'impresa, rispettando il requisito dell'inerenza.
Per il 2014, l'aliquota massima non può superare il 2,5 per mille, salva l'ipotesi da ultimo introdotta nel Dl 16/14. Inoltre, la somma delle aliquote Tasi e Imu non può superare il limite di legge del 10,6 per mille. La tentazione (comprensibile) di molti Comuni è di semplificare al massimo la gestione deliberando la Tasi solo sull'abitazione principale. Si tratta di capire se ciò sia legittimo, considerando che il legislatore ha accuratamente evitato di riproporre un tributo esclusivamente patrimoniale per non ricadere nell'Imu sull'abitazione principale.
Per questa ragione, a ben vedere, l'elemento che qualifica maggiormente la Tasi è proprio il coinvolgimento del detentore, seppure in misura compresa tra il 10 e il 30% del tributo. L'applicazione della Tasi solo sull'abitazione principale si risolverebbe, con tutta evidenza, nell'introduzione di un'imposta esclusivamente patrimoniale, in aperto contrasto con le chiare scelte legislative e soprattutto con il presupposto dell'imposta. È piuttosto arduo ritenere che un simile effetto possa essere ottenuto con una delibera comunale, soggetta come noto alla riserva di legge. Se si aderisce alla tesi negativa, è allora evidente che non sono possibili scorciatoie semplicistiche, quali ad esempio la delibera dell'aliquota Imu al massimo di legge, con l'idea di togliere così spazio alla Tasi: l'adozione dell'aliquota massima dell'Imu si risolve infatti anch'essa in un implicito azzeramento selettivo della Tasi.
Il nodo è delicato perché involge anche delicate implicazioni politiche. Se si dovesse optare per l'ammissibilità della limitazione della Tasi alla sola abitazione principale risulterebbe infatti manifesto il fallimento completo della scelta fatta con l'eliminazione dell'Imu sull'abitazione principale. Ma occorrerebbe allora chiedersi che senso avrebbe tenere in piedi un nuovo tributo di cui nessuno sentiva l'esigenza.
In questo stesso senso depone la vicenda delle agevolazioni Tasi sull'abitazione principale, che il decreto salva Roma consente di finanziare con lo sforamento dello 0,8 per mille del tetto massimo di aliquota. La zoppicante formulazione normativa sta infatti inducendo molti Comuni a rinunciare a tale facoltà, in favore dell'applicazione generalizzata della Tasi entro il limite ordinario di legge. Anche questa però è una decisione che nei fatti respinge apertamente gli auspici del legislatore.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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