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civica

NOVITÀ NORMATIVE

PROMOZIONI SOLO CON CONCORSO

Le vecchie promozioni senza concorso devono andare subito in pensione anche negli enti locali. A comuni e province si applicano da subito le nuove modalità previste dalla riforma del pubblico impiego (Dlgs 150/2009), che permette le progressioni verticali solo con concorso, in cui può essere riservata una quota agli interni che però abbiano nel curriculum i titoli imposti a chi viene da fuori.
A cancellare le speranze di un'entrata in vigore rimandata al 2011 è la sezione autonomie della corte dei conti (delibera 10/2010), che risolve in modo restrittivo il dibattito applicativo che si era acceso negli ultimi mesi. In senso contrario, per esempio, si era espressa la circolare Anci-Ifel sulla riforma, che aveva ipotizzato il via libera alle promozioni vecchio stile, purché fossero già state previste nei documenti di programmazione al 15 novembre 2010 (data di entrata in vigore della riforma). Ancora più «aperta» era stata la lettura della sezione regionale lombarda della magistratura contabile, che aveva rinviato tout court al 2011 il debutto delle nuove regole.
La sezione centrale delle autonomie, dettando la linea alle magistrature territoriali, risolve il problema in senso diametralmente opposto.
Dal 1° gennaio 2010, secondo queste indicazioni, le vecchie promozioni escono di scena, programmate o meno dagli enti locali.
Il dibattito nasce dal coordinamento incerto fra due punti dello stesso Dlgs 150/2009. L'articolo 24 indica il termine di decorrenza generale delle nuove regole al 1° gennaio 2010, mentre l'articolo 31 fissa alla fine di quest'anno la scadenza entro cui deve avvenire l'adeguamento dei regolamenti. L'idea di un rinvio di un anno, fondata su quest'ultima norma, cade però sotto i colpi della sezione delle autonomie, basati sulla gerarchia delle fonti. Nel contrasto fra la legge e i regolamenti locali, spiega la corte, sono questi ultimi a dover soggiacere, e il potere regolamentare delle autonomie può avere più forza della legge statale solo nelle materie di stretta competenza degli enti locali. Non è questo il caso delle regole di accesso al pubblico impiego, per di più tutelate dai principi costituzionali della «parità» e del «buon andamento» della Pa; di fronte a questo devono fermarsi anche i contratti, che vanno disapplicati in via automatica quando contrastano con la nuova regola del concorso pubblico.
Ma nella delibera 10/2010 la corte fa un passo in più; anche l'obbligo della «deroga espressa» al testo unico degli enti locali (articolo 1, comma 4 del Dlgs 267/2000), in questo caso, non basta a tutelarne le previsioni, che devono considerarsi abrogate dalle norme intervenute successivamente «sulla stessa materia».
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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