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NOVITÀ NORMATIVE

IMMOBILI ENTI NO-PROFIT : ESENZIONE TASI.

Esonerati dal pagamento della Tasi gli immobili degli enti non profit. L'agevolazione, però, spetta solo se negli immobili si svolgono attività didattiche, ricreative, sportive, assistenziali, culturali e via dicendo con modalità non commerciali. Qualora l'unità immobiliare abbia un'utilizzazione mista, l'esenzione si applica solo sulla parte nella quale si svolge l'attività non commerciale, sempre che sia identificabile. Lo prevede l'articolo 1, comma 3, del dl sulla finanza locale (16/2014), che estende a questi enti per la Tasi lo stesso trattamento riservato per l'Imu.
Dunque, l'articolo 1 riconosce in presenza dei requisiti fissati dall'articolo 7, comma 1, lettera i) del decreto legislativo 504/1992 l'esenzione, totale o parziale, dal pagamento della nuova imposta sui servizi indivisibili, purché l'immobile venga utilizzato per determinati scopi indicati tassativamente. Viene richiamato dalla norma l'articolo 91-bis del dl liberalizzazioni (1/2012), il quale ha previsto che gli enti ecclesiastici e non profit non pagano l'Imu se sugli immobili posseduti vengono svolte attività didattiche, ricreative, sportive, assistenziali, culturali e così via con modalità non commerciali.
Tuttavia a differenza della disciplina Imu, che per fruire dell'esenzione impone all'ente non profit di essere possessore di diritto dell'immobile (proprietario, usufruttuario, o comunque titolare di altro diritto reale di godimento), per la Tasi, invece, è sufficiente che sia detentore dell'immobile (inquilino, comodatario), considerato che la legge di Stabilità (147/2013) lo assoggetta in quota parte al pagamento dell'imposta nella misura deliberata dal comune, che va dal 10 al 30%. Naturalmente anche il beneficio è limitato alla suddetta quota.
Va ricordato che in presenza di determinate condizioni l'esenzione può anche essere parziale, qualora l'unità immobiliare abbia un'utilizzazione mista. La parte dotata di autonomia funzionale e reddituale permanente deve essere iscritta in catasto separatamente. Nel caso in cui non sia possibile accatastarla autonomamente, si ha diritto al trattamento agevolato in proporzione all'uso non commerciale dell'immobile che deve risultare da apposita dichiarazione dell'ente interessato.
Considerata la difficoltà di individuare quale parte dell'immobile viene utilizzata con modalità non commerciali, sono state emanate disposizioni ad hoc per determinare il tributo dovuto. Nel regolamento attuativo (decreto ministeriale 200/2012) sono indicati i parametri per stabilire come assoggettare a imposta la parte degli immobili adibita a attività commerciali. L'articolo 5 di questo provvedimento detta le regole per calcolare il rapporto proporzionale.
In particolare, è necessario fare riferimento allo spazio, al numero dei soggetti nei confronti dei quali vengono svolte le attività con modalità commerciali o non commerciali e al tempo durante il quale l'immobile è destinato a un determinato uso. Rileva, infatti, anche il numero dei soggetti nei confronti dei quali le attività vengono svolte con modalità commerciali, rapportato al numero complessivo di quelli che utilizzano la struttura. Altro elemento che conta è il tempo. Se nell'immobile viene svolta un'attività diversa da quelle elencate dalla norma, per le quali è previsto il beneficio fiscale, solo per un periodo dell'anno, per calcolare il tributo occorre accertare i giorni durante i quali l'immobile ha questa destinazione.
FONTE: ITALIA OGGI

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