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civica

NOVITÀ NORMATIVE

DAL 2006 RURALITA' SENZA ICI.

Sugli immobili a cui è stato riconosciuto il requisito della ruralità, a seguito della domanda di variazione catastale presentata in base all'articolo 7, comma 2-bis del Dl 70/2011, non è dovuta l'Ici a partire dal 2006, essendo il riconoscimento retroattivo a tale anno. Con questa pronuncia (ordinanza 27 novembre 2013 n. 422 depositata lo scorso 10 gennaio), la Cassazione prende atto dell'evoluzione normativa sul tema della ruralità dei fabbricati, e in particolare del comma 5-ter dell'articolo 2 del Dl 102/2013, disposizione che, in forma di interpretazione autentica dell'articolo 13, comma 14-bis, del Dl 201/2011, ha riconosciuto la retroattività quinquennale delle domande di variazione catastale (presentate, inizialmente, entro il 30 settembre 2011, termine poi prorogato al 30 settembre 2012) a cui consegue l'inserimento della relativa annotazione negli atti catastali.
La Cassazione ha sempre sostenuto (almeno in via prevalente: sentenza a Sezioni Unite 18565/2009) che per la ruralità dei fabbricati non è sufficiente il dato "sostanziale" del possesso dei requisiti di cui all'articolo 9 del Dl 557/93, ma occorre anche il dato "formale" dell'accatastamento nelle apposite categorie A/6 e D/10. Il legislatore è quindi dovuto intervenire per permettere ai titolari di effettuare la variazione catastale, atteso che l'assoluta maggioranza dei fabbricati rurali non aveva la classificazione catastale richiesta.
Il tutto assumeva una rilevanza dirompente ai fini Ici, poiché i Comuni hanno contestato in massa il mancato assolvimento dell'imposta su immobili che, in realtà, avevano la propria "rilevanza fiscale" già compresa in quella del terreno agricolo di cui costituiscono pertinenza. E per questi contenziosi, tuttora in corso, risulta assai utile la pronuncia della Cassazione, che dichiara esplicitamente come retroattivo al 2006 il riconoscimento dei requisiti richiesti dalla domanda di variazione catastale. Del resto, nonostante molti Comuni tentassero in contenzioso di sostenere il contrario, era difficile giustificare la richiesta di una attestazione di ruralità nei 5 anni anteriori alla domanda, se l'ottenimento della classificazione catastale rurale non avesse avuto effetto retroattivo.
Assai più difficile, invece, dopo le varie prese di posizione della Corte in questi anni, è ottenere giudizialmente il riconoscimento dell'esenzione Ici anche per anni anteriori al 2006 (ovvero, si ritiene, al 2007 qualora la domanda sia stata presentata nel 2012, aspetto su cui la sentenza non si sofferma).
L'ordinanza della Cassazione, pur accogliendo il ricorso di una cooperativa emiliano-romagnola riguardante l'Ici dovuta per il 2007, non chiude la questione, rinviando la causa alla Commissione tributaria regionale per gli «accertamenti di fatto relativi alla presentazione di detta domanda, alla relativa data, all'accoglimento della stessa con l'annotazione della conseguente variazione catastale», preclusi nel giudizio di legittimità. In proposito il Dm 26 luglio 2002 prevede l'effettuazione di verifiche «anche a campione» delle autocertificazioni presentate e una specifica annotazione negli atti catastali delle domande e dell'eventuale provvedimento motivato assunto in caso di mancato riconoscimento, che viene notificato all'interessato ed è impugnabile in Commissione tributaria.
Ai fini Imu (e quindi dal 2012), ciò che rileva non è il classamento catastale ma l'utilizzo (circolare 3/DF/2012) e, dal 2014, i fabbricati rurali strumentali sono esenti (articolo 1, comma 708 della legge 147/2013), anche se scontano la Tasi dell'1 per mille, mentre per i fabbricati rurali abitativi l'esenzione è collegata soltanto alla natura di abitazione principale.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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