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NOVITÀ NORMATIVE

NOVITA' TARI - TASI E BILANCI AL 31 luglio.

Le imprese pagheranno la Tari anche se smaltiscono in proprio i rifiuti. Al massimo potranno ottenere degli sconti sulla parte variabile della tariffa, proporzionali alla quota di rifiuti assimilati avviati al riciclo. Ma saranno i comuni a stabilirli con regolamento. Non vi saranno riduzioni uniche valide in tutta Italia, né esenzioni dal pagamento della quota fissa.
Tasi e Imu, poi, andranno a braccetto. La nuova tassa servizi seguirà le scadenze già previste per l'Imu e quindi dovrà essere pagata il 16 giugno in acconto e il 16 dicembre a saldo, oppure in un'unica rata il 16 giugno. Acconto e saldo potranno avere importi differenti (fino ad ora la legge prevedeva di dividere l'imposta a metà tra le due scadenze).
Si tratta di una novità dell'ultim'ora che consentirà ai comuni, che non dovessero riuscire a definire l'aliquota Tasi entro il 31 maggio 2014, di far pagare l'acconto Tasi calcolandolo sull'aliquota base dell'1 per mille. A regime si prevede che il versamento della prima rata Tasi venga eseguito sulla base dell'aliquota dell'anno precedente, mentre il saldo dovrà tenere conto degli atti pubblicati dal comune entro il 28 ottobre. La nuova tassa rifiuti (Tari) dovrà essere pagata sempre in due rate a scadenza semestrale, ma in date diverse rispetto a Tasi e Imu.
Sono queste le ultime modifiche al dl 16/2014 (meglio conosciuto come Salva Roma ter, ma che in realtà è un provvedimento omnibus sugli enti locali) introdotte dalle commissioni finanze e bilancio della camera nella lunga seduta notturna di giovedì. Modifiche che sciolgono alcuni dei nodi tuttora insoluti sulla disciplina delle diverse anime della Iuc (l'Imposta unica comunale) consentendo ai sindaci una tabella di marcia meno intricata e più rilassata verso l'approvazione dei bilanci di previsione, il cui termine, in scadenza al 30 aprile, è stato prorogato al 31 luglio.
Sul pasticcio della Tari sui rifiuti speciali assimilati (originato da due disposizioni in contrasto tra loro contenute nella legge di Stabilità) le commissioni hanno trovato un accordo sulla mediazione contenuta nell'emendamento di Silvia Fregolent (Pd) che affida al regolamento comunale il compito di prevedere eventuali riduzioni della Tari per i rifiuti assimilati avviati al riciclo dal produttore, direttamente o tramite soggetti autorizzati. Viene quindi abrogato il comma 661 della legge di stabilità 2014 che prevedeva che il tributo non fosse dovuto per la quantità di rifiuti avviati al recupero da parte delle imprese.
La Tari sarà calcolata in base ai coefficienti presuntivi di produzione dei rifiuti previsti dal dpr 158/1999. Il principio «chi più inquina più paga» debutterà quindi con il nuovo tributo, ma potrà essere mitigato per evitare che si trasformi in un pericoloso boomerang soprattutto per i piccoli esercizi di vicinato (fiorai, fruttivendoli, per fare qualche esempio) che con un'applicazione rigida del dpr 158 potrebbero subire aumenti Tari insostenibili.
Va in questa direzione un emendamento del deputato Pd Gian Mario Fragomeli che dà maggior margine di manovra ai comuni sulla determinazione della tariffa. Gli enti potranno utilizzare coefficienti per la determinazione Tari superiori o inferiori del 50% rispetto a quelli contenuti nel cosiddetto metodo normalizzato. E potranno anche discostarsi dai coefficienti previsti per l'attribuzione della tariffa alle utenze domestiche.
Sempre in materia di tributi locali, un emendamento approvato ieri risolve un altro problema di mancato coordinamento di norme tra la legge di bilancio (n.147/2013) e il decreto Imu-Bankitalia (dl 133/2013). Quest'ultimo, nelle concitate fasi dell'approvazione al senato, aveva imbarcato una norma che consentiva di sanare gli insufficienti versamenti della seconda rata Imu 2013 entro il 24 gennaio (data di pagamento della mini-Imu). Il tutto senza tenere conto che la legge di stabilità aveva allungato la sanatoria al 16 giugno (termine per il pagamento dell'acconto Imu 2014). Ora le due disposizioni hanno smesso di fare a pugni perché un emendamento del Pd ha abrogato la norma del dl 133.
In commissione è stato invece bocciato l'emendamento di Daniele Capezzone che, dopo essere stato spogliato della sua parte più rilevante (l'obbligo per i comuni di destinare alle detrazioni Tasi il 100% del gettito ricavato dalla maggiorazione dello 0,8 per mille), ha perso per strada anche la previsione di allegare al bilancio consuntivo un prospetto che rendesse trasparenti le scelte dei sindaci sul finanziamento delle detrazioni Tasi.
«Relatori e governo», ha spiegato il presidente della commissione finanze di Montecitorio, «con la tecnica del carciofo, cioè sottraendo una foglia dopo l'altra, dapprima hanno chiesto di eliminare il voto del consiglio comunale sul tema, poi la messa in Internet del documento, poi l'obbligo di certificazione e le relative responsabilità, e successivamente hanno chiesto di eliminare il riferimento all'integralità della destinazione dello 0.8 alle detrazioni. Insomma, il tentativo è stato quello di svuotare l'emendamento. Al nostro rifiuto, e quindi al momento del voto sulla versione integrale dell'emendamento, governo e maggioranza lo hanno bocciato».
L'effetto pratico della bocciatura sarà che i comuni potranno usare liberamente l'aumento Tasi dello 0,8 per mille, destinandolo solo in parte alle detrazioni per la prima casa. Ma Capezzone promette battaglia per l'aula (che inizierà a esaminare il dl già da lunedì) annunciando di voler ripresentare l'emendamento perché, dice, «l'ulteriore aumento della Tasi è stato chiesto, e concesso, allo scopo di alleggerire l'imposta sulla prima casa». E non deve tradursi in un'ulteriore «tosatura dei contribuenti».
FONTE: ITALIA OGGI

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