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NOVITÀ NORMATIVE

TASI AL VIA CON VARIE NOVITA'!

L'Imu per le case in affitto nel 2014 si sdoppia. Una parte resta Imu, ed è a carico del solo proprietario dell'immobile; l'altra diventa Tasi (tributo per i servizi indivisibili), a carico di proprietario e inquilino. Con il gettito della Tasi i Comuni pagano le spese per l'illuminazione, la cura dei giardini pubblici, la pulizia delle strade e tutti gli altri servizi che non sono "a domanda individuale" . Tutto il gettito dell'imposta resta nelle casse comunali.
La legge di stabilità per il 2014 prevedeva che la somma di Imu e Tasi non potesse superare il 10,6 per mille. Entro questo tetto, poi, l'aliquota della Tasi non deve superare il 2,5 per mille. Il Dl 16/2014 sulla finanza locale, in corso di conversione, permette ai sindaci di aumentare complessivamente, per il 2014, la Tasi e il tetto massimo del prelievo dello 0,8 per mille, a condizione che il gettito derivante dall'incremento d'aliquota venga utilizzato per finanziare detrazioni d'imposta e altre agevolazioni sulle prime case.
Nei Comuni che sfruttano questa possibilità l'aliquota massima della Tasi sulle case locate può raggiungere il 3,3 per mille e la somma di Imu e Tasi può arrivare al livello massimo di 11,4 per mille.
I Comuni possono differenziare il livello dell'imposta per tipologia di contratti, per esempio, applicando una aliquota più bassa a quelli a canone concordato.
Per le abitazioni locate, una percentuale della sola Tasi oscillante tra il 10% e il 30% deve essere pagata dall'inquilino. Stando entro questi limiti, ogni Comune deciderà l'effettiva percentuale dell'imposta da chiedere al conduttore dell'immobile. L'inquilino paga la sua parte solo, naturalmente, per la durata del contratto; se non supera i sei mesi la Tasi è tutta a carico del proprietario.
La base imponibile, cioè l'importo sul quale si applica l'aliquota per il calcolo dell'imposta, è la stessa dell'Imu: la rendita catastale dell'immobile deve essere rivalutata del 5%; la cifra che risulta va, poi, moltiplicata per 160. Per semplificare, si può moltiplicare la rendita catastale per 168 e sul risultato applicare l'aliquota comunale. L'importo della rendita è riportato nel rogito di acquisto dell'immobile; ma per stare sicuri nel caso ci fosse stata una riclassificazione catastale, si può ricavare dal sito dell'agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.gov.it).
I Comuni devono consentire il pagamento dell'imposta in almeno due rate a scadenza semestrale; chi vuole può pagare tutto in un'unica rata, entro il 16 giugno, ma la conversione del Dl 16 potrebbe rinviare a dicembre il pagamento in tutti quei Comuni che non avranno approvato e inviato all'Economia la delibera con le nuove aliquote entro il prossimo 23 maggio.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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