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NOVITÀ NORMATIVE

COMUNI - SOCIETA' PARTECIPATE E INVESTIMENTI: LIBERI SE FUNZIONALI AI SERVIZI PUBBLICI.

Se il Comune attua investimenti tramite le società partecipate il patto di stabilità non ne risente. La legge di stabilità (n. 147/2013) ha abrogato, con i commi 559 e 560, le precedenti disposizioni che prevedevano l'applicazione diretta dei vincoli del patto alle società partecipate (comma 5 articolo 3-bis Dl 138/2011) e alle aziende speciali (comma 5-bis articolo 114 Tuel) e in questa delicata fase di bilanci preventivi diventa strategico per il Comune valutare la possibilità di avviare investimenti (funzionali ai servizi erogati) direttamente da tali organismi partecipati.
Questo non significa che l'azienda partecipata diventi il refugium peccatorum di tuto ciò che non si può fare in Comune, anzi la norma è per certi versi ancora più severa.
Nel nuovo quadro normativo, il rispetto dei vincoli di finanza pubblica per gli organismi partecipati è disciplinato, con una formulazione ampia, dal comma 553 della stessa legge di stabilità 2014, che impone agli organismi partecipati (direttamente o indirettamente in modo maggioritario) dalle pubbliche amministrazioni locali di concorrere alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica perseguendo la sana gestione dei servizi secondo criteri di economicità e di efficienza. Tali criteri devono essere valutati secondo parametri standard di costi e rendimenti (per i servizi pubblici locali) oppure confrontati con i prezzi di mercato (per i servizi strumentali).
Quindi, l'ente locale socio, nei rapporti di servizio con le proprie partecipate, potrebbe dare a queste ultime l'indirizzo di realizzare investimenti funzionali all'erogazione dei servizi affidati (di cui l'ente beneficerebbe in quanto titolare del servizio). E tra le forme di finanziamento, le partecipate potrebbero valutare anche l'ipotesi di ricorrere all'indebitamento, rispettando comunque i criteri di efficienza ed economicità.
Esiste rischio di elusione? La Legge 183/2011 dispone all'articolo 31 commi 30 e 31 la nullità dei contratti di servizio e degli altri atti posti in essere dagli enti locali che si configurino come elusivi delle regole del patto di stabilità e prevede sanzioni pecuniarie a carico di tecnici ed amministratori che se ne rendano responsabili.
Tuttavia il quadro normativo vigente consente al Comune socio di definire con la propria partecipata un programma di investimenti, nell'ambito di un piano d'impresa. Quindi, se correttamente impostata, l'operazione non presenterebbe rischio di elusione patto.
Certamente, per realizzare investimenti tramite organismi partecipati, con possibile ricorso di questi ultimi alla leva dell'indebitamento, occorrono puntuali valutazioni preliminari, che dimostrino l'equilibrio economico del l'operazione combinato con l'autonoma capacità dell'organismo partecipato di condurre la gestione del servizio (che dovrà generare margini sufficienti anche per ripagare il finanziamento degli investimenti) secondo i criteri di efficienza ed economicità previsti dalla normativa.
Ogni eventuale intervento di supporto dell'ente socio, quale ad esempio il rilascio alla partecipata di garanzie funzionali al reperimento dei finanziamenti, farebbe emergere profili di elusività dell'operazione.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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