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NOVITÀ NORMATIVE

TASI: IL COMUNE NON PUO' FAR PAGARE SOLO LE ABITAZIONI PRINCIPALI.

È contestabile da parte dei contribuenti la scelta delle amministrazioni comunali di assoggettare alla Tasi solo le abitazioni principali. Molti comuni hanno già deliberato, o stanno deliberando, di applicare la Tasi solo sulle prime case, escludendo tutti gli altri fabbricati e le aree edificabili. Alcuni enti, inoltre, faranno pagare l'imposta sui servizi in base alle quote di possesso, per porre rimedio alla diversità delle aliquote deliberate, nonostante sia espressamente disposto che l'obbligazione è solidale. Anche questa previsione si pone in contrasto con le norme di legge che disciplinano il tributo contenute nella legge di stabilità (147/2013).
Assoggettare all'imposta sui servizi indivisibili solo le abitazioni principali è oltremodo rischioso, ancorché per gli altri immobili i comuni fissino per l'Imu l'aliquota massima o comunque aliquote elevate. Non è una motivazione idonea quella che giustifica l'applicazione della Tasi solo alle prime case, poiché a differenza degli altri immobili sono esenti dal pagamento dell'Imu.
Questa scelta non è corretta e potrebbe essere sindacata dai giudici amministrativi per eccesso di potere in caso di contestazione di regolamenti e delibere. Occorre porre in rilievo che si tratta di due imposte diverse, che hanno alla base presupposti differenti: l'una è una patrimoniale; l'altra, invece, serve a finanziarie i servizi indivisibili, di cui fruiscono sia i proprietari che i detentori degli immobili. Del resto l'opzione di tassare solo le prime case, oltre a restringere la base imponibile, nell'ambito della quale sono compresi i fabbricati in generale e le aree edificabili, ha un'incidenza anche sulla soggettività passiva. Sono infatti sottoposti al prelievo anche i detentori degli immobili.
La Tasi, che è diretta a recuperare i costi che l'amministrazione comunale sostiene per garantire i servizi indivisibili (trasporto, illuminazione pubblica e così via), che devono essere espressamente individuati nel regolamento comunale e per i quali è imposto l'obbligo di specificare i relativi costi, è in parte a carico dell'occupante dell'immobile che fruisce dei servizi stessi. Per esempio, se un soggetto possiede 3 immobili, di cui uno adibito a abitazione principale e gli altri due dati in affitto, per questi ultimi non pagherebbe la Tasi, ma non la pagherebbero neppure gli inquilini, per la propria quota parte che va dal 10 al 30%.
Non è consentito, poi, richiedere il pagamento del tributo rapportato alle quote di possesso, per superare il problema, che pure esiste, della diversità di aliquote applicabili allo stesso immobile a seconda della destinazione. Per esempio, se un comune intende tassare le abitazioni principali e gli altri immobili con aliquote differenti, quale delle due aliquote va applicata allo stesso immobile, posseduto da due fratelli con una quota ciascuno del 50%, se è destinato solo da uno dei due a prima casa?
A questo problema può essere data una soluzione solo per via normativa. Gli enti locali non possono, con regolamento, derogare alla disposizione di legge che stabilisce che l'obbligazione sia solidale e non collega il pagamento alle quote di possesso. Stando così le cose, la scelta migliore sarebbe quella di non diversificare le aliquote.
L'imposta è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo fabbricati e aree edificabili. Qualora vi siano più possessori o detentori, tutti sono tenuti in solido all'adempimento dell'obbligazione tributaria. A differenza dell'Imu, nonostante siano le stesse le modalità di calcolo, il tributo sui servizi indivisibili lo paga anche l'inquilino, o comunque l'occupante dell'immobile, nella misura che varia dal 10 al 30% stabilita con regolamento comunale.
Da una parte i possessori e dall'altra i detentori (inquilini, comodatari e via dicendo), sono distintamente obbligati a pagare il nuovo balzello. Il titolare dell'immobile, quindi, non è tenuto a pagare la quota che il comune pone a carico dell'inquilino. Solo in caso di occupazione temporanea, non superiore a sei mesi, è obbligato al versamento colui che risulti possessore dell'immobile a titolo di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e superficie.
FONTE: ITALIA OGGI

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