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NOVITÀ NORMATIVE

SPENDING REVIEW COTTARELLI: ABOLIZIONE DELLE INDENNITA' DI FINE MANDATO E ... NON SOLO!

Soppressione dell'indennità di fine mandato per sindaci e presidenti di provincia. Azzeramento degli emolumenti corrisposti agli amministratori dei comuni fino a 1.000 abitanti. E ancora obbligo per tutte le amministrazioni di adottare «misure di contenimento e revisione» dei costi della politica che consentano di ridurre la spesa rispetto al 2013. La mannaia del nuovo ciclo di spending review colpisce anche gli enti locali, con una lunga serie di norme contenute nell'art. 22 dello schema di decreto legge predisposto dal governo Renzi sulla base delle indicazioni e dei suggerimenti del commissario straordinario Cottarelli.
Le misure sono di due tipi. Da un lato, abbiamo quelle di immediata applicazione, che non necessitano, cioè, di essere recepite a livello regolamentare. Fra queste, spicca, come detto, la cancellazione dell'indennità di fine mandato per gli organi di vertice (sindaco e presidente di provincia) disposta dal comma 5 con efficacia sostanzialmente retroattiva: la disposizione, infatti, si applica anche agli amministratori in carica con effetto dall'inizio del relativo incarico. Il comma 6 completa l'opera cancellando dall'art. 82, comma 8, del Tuel, la lett. f), che quantifica la buonuscita in una somma pari ad una indennità mensile per ciascun anno di mandato (purché quest'ultimo sia durato almeno 30 mesi).
Sempre il comma 6 introduce al citato art. 82 del Tuel un nuovo comma 11-bis, ai sensi del quale «L'incarico di amministratore di comuni con popolazione fino a 1.000 abitanti è esercitato a titolo gratuito»: a partire dal giorno in cui il dl entrerà in vigore, quindi, sindaci, assessori e consiglieri dei mini-enti non percepiranno più alcuna indennità, gettone o altro emolumento.
La seconda categoria di misure include quelle che gli enti locali devono introdurre «nell'ambito della propria autonomia organizzativa e finanziaria», al fine di abbattere i costi della politica. Qui ogni amministrazione potrà muoversi con maggiore libertà, ma all'interno di precisi paletti. Innanzitutto, dovrà essere garantito un risparmio rispetto alla spesa sostenuta per le medesime finalità lo scorso anno. Inoltre, il dl indica alcune linee guida: sforbiciare le indennità di funzione e i gettoni al di sotto degli importi fissati dal dm 119/2000, tagliare ancora i rimborsi per viaggi e soggiorni o comunque, più in generale, tutte le «spese complessivamente riconducibili al funzionamento degli organi politici».
Ciò anche mediante la razionalizzazione dell'articolazione dei relativi lavori con modalità in grado di assicurare il contenimento dei permessi e delle licenze di cui all'art. 79 del Tuel: una norma, questa, che ricorda quella introdotta dal governo Monti che puntava a spostare in orario serale le riunioni di giunte e (soprattutto) consigli (trascurando, peraltro, le maggiori spese che ciò comporta per elettricità e riscaldamento).
Nel menù non manca un nuovo taglio delle poltrone, in particolare di quelle degli assessori, in chiara controtendenza con quanto previsto dalla recente legge Delrio, che ha nuovamente aumentato i posti disponibili nei comuni con meno di 10.000 abitanti. In realtà, il dl si sforza di raccordare le due norme, prevedendo che l'applicazione dei commi 135 e 136 della legge 56/2014 sia subordinata alla previa verifica, da parte dei competenti organi di controllo della compatibilità dei relativi effetti con gli obiettivi di risparmio imposti dal decreto spending. Quest'ultimo non risparmia neppure le regioni, cui l'art. 23 chiede una nuova stretta sui vitalizi spettanti ai consiglieri. Ma in questo caso, la vera partita si giocherà nella riforma della Costituzione.
FONTE: ITALIA OGGI

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