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NOVITÀ NORMATIVE

CON IL D.L. 66/2014 NUOVI TAGLI E SLITTAMENTO TEMPI SU F.S.C. 2014.

Partiamo dai nuovi tagli, che sono ingenti. Il dl, innanzitutto, prevede una sforbiciata da 360 milioni, che in teoria gli enti dovrebbero recuperare grazie ai risparmi derivanti dalla razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi. La riduzione, fatto salvo un diverso accordo da raggiungere in Conferenza stato-città e autonomie locali entro il 15 giugno, verrà operata proporzionalmente alla spesa media dell'ultimo triennio (2011-2013) rilevata dal Siope. Ulteriori penalizzazioni verranno previste per gli enti che, nell'ultimo anno, hanno fatto registrare tempi medi di pagamento relativi a transazioni commerciali superiori a 90 giorni e acquisti centralizzati (tramite Consip o centrale di committenza regionale) inferiore al valore mediano di comparto. Tali parametri, ciascuno dei quali peserà (in più o in meno) per il 5%, saranno calcolati dal Viminale sulla base dei dati che i comuni dovranno trasmettere entro il 31 maggio. Chi non invierà la certificazione, subirà per intero la decurtazione del 10%.
Il dl taglia poi altri 15,6 in corrispondenza dei risparmi attesi dalla stretta su consulenze (14 milioni) e auto blu (1,6 milioni). Anche in tal caso, il riparto, in mancanza di un diverso accordo, sarà operato con criterio proporzionale, considerando i dati della Funzione pubblica sulla spesa per consulenze e sul numero di autovetture possedute da ciascun comune
Infine, altri 350 milioni verranno tagliati come contropartita del maggior gettito Imu derivante dalla limitazione (che dovrà essere disposta con successivo decreto ministeriale) del numero dei comuni nei quali si applica l'esenzione a favore dei terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina. In tal caso, ovviamente, a farne le spese saranno i soli enti non (più considerati) montani o collinari.
Complessivamente, quindi, i nuovi tagli ammontano a 725,6 milioni, quasi l'11% dei circa 6.650 milioni di valore iniziale del fondo. Quest'ultimo, infatti, è partito già decurtato di ulteriori 250 milioni rispetto all'importo dello scorso anno (6,9 miliardi), per effetto dei maggiori tagli previsti dal primo ciclo di spending review (quello targato Mario Monti e disciplinato dall'art. 16 del dl 95/2012). Inoltre, anche la legge 147/2013 ha agito di forbice, decurtando 60 milioni per incentivare le unioni e le fusioni fra comuni ed altri 30 per incrementare il fondo per le politiche di accoglienza degli immigrati. Infine, il dl 16/2014 ha tagliato 118 milioni, confermando le riduzioni per minori costi della politica previste dalla legge 191/2009. Non dovrebbe applicarsi, invece, almeno per quest'anno l'accantonamento del 10% legato ai fabbisogni standard.
Oltre alle ovvie difficoltà di copertura, queste continue modifiche non potranno che determinare un nuovo rallentamento nell'iter del dpcm chiamato a definire le quote assegnate ai singoli comuni (finora, è stato pagato solo un acconto del 20%): in teoria, la scadenza, è fissata al prossimo 30 aprile, ma è pressoché certo che occorrerà aspettare ancora. Ad allungare i tempi contribuiscono anche le difficoltà nel raggiungere un'intesa sul riparto dei 625 milioni previsti dall'art. 1, comma 1, lett. d), dello stesso dl 16, su cui finora si sono fatti ben pochi passi avanti.
Ecco perché la proroga al 31 luglio del termine per la chiusura dei preventivi potrebbe non essere l'ultima.
FONTE: ITALIA OGGI

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