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NOVITÀ NORMATIVE

CERTIFICAZIONE DEBITI MA PAGAMENTI SENZA CERTEZZE.

Il pagamento dei debiti della p.a. rischia di slittare alle calende greche. Nella versione finale del dl 66/2014, infatti, è saltato l'obbligo per gli enti di indicare nelle certificazioni rilasciate su istanza dei creditori una data di pagamento non superiore a 12 mesi. La modifica non limita la possibilità di utilizzare il credito certificato in compensazione degli eventuali debiti fi scali, ma potrebbe depotenziare l'efficacia dei nuovi strumenti introdotti per agevolare le operazioni di cessione.
Partiamo dall'inizio. I titolari di crediti certi, liquidi ed esigibili per somministrazioni, forniture e appalti, ovvero per obbligazioni relative a prestazioni professionali possono chiedere alla p.a. debitrice di certificarli. L'operazione, che si deve svolgere esclusivamente attraverso l'apposita piattaforma telematica del Mef, in caso di esito positivo, si conclude con il rilascio della certificazione, che di norma indica la data entro cui il credito verrà pagato.
Prima del 24 aprile, per le regioni e per gli enti locali soggetti al patto di stabilità, era prevista la possibilità di certificare i crediti senza indicare la data prevista di pagamento. Tale eccezione (che si spiegava alla luce delle difficoltà di programmazione che le regole del patto determinano) è stata cancellata dall'art. 27 del dl 66. Tale norma impone, da un lato, di indicare la data in tutte le certificazioni rilasciate dopo la suddetta data, dall'altro di integrare le certificazioni già emesse in precedenza senza data. Il testo del dl licenziato dal governo stabiliva che la data di pagamento indicata nella certificazione dovesse essere non superiore a 12 mesi.
Al contrario, quello finito in Gazzetta Ufficiale non prevede più quest'ulteriore vincolo. In pratica, fermo restando l'obbligo di indicare una data, questa potrà essere in calendario, per esempio, anche due o tre anni dopo quella in cui la certificazione è stata rilasciata. Che conseguenze potrà avere questo ripensamento dell'ultima ora? Per chi intende utilizzare i crediti certificati per ridurre o azzerare le proprie pendenze col fisco, nessun problema. La normativa, in tal caso, si accontenta che la certificazione indichi una data di pagamento, anche se lontana. Maggiori difficoltà potrebbero insorgere per coloro che intendano cedere i crediti.
Per banche e altri intermediari finanziari, infatti, la data di pagamento è un elemento di primaria rilevanza e tanto più essa è lontana, tanto più l'operazione si presenta rischiosa. E i rischi si traducono, inevitabilmente, in oneri per i soggetti cedenti, che incassano una somma inferiore (ossia subiscono un tasso di sconto più elevato). Siccome, finora, la maggior parte delle certificazioni sono state rilasciate senza data, il rischio è che la prassi si sposti verso le certificazioni a lungo termine, con effetti non molto dissimili nei rapporti col sistema bancario, cui lo stesso dl 66 assegna un ruolo decisivo nella nuova fase di sblocco dei debiti pregressi della p.a. Saranno, infatti, gli istituti di credito i protagonisti dell'operazione di smobilizzo dei debiti di parte corrente prevista dall'art. 37.
È vero che tale norma prevede una garanzia statale e un ruolo di ultima istanza della Cassa depositi e prestiti, ma ciò non fa venire meno la remunerazione delle banche. Un decreto del ministero dell'economia e delle finanze dovrà fissarne il tetto massimo, ma è impensabile che si possa procedere senza l'accordo del mondo bancario. Che ora, col rischio di dover aspettare fino alle calende greche per essere pagato, potrebbe alzare il prezzo.
FONTE: ITALIA OGGI

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