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NOVITÀ NORMATIVE

TARI: ESONERO DELLE AREE CHE PRODUCONO RIFIUTI NON ASSIMILABILI.

La legge di conversione del decreto «salva-Roma» ter porta con sé l'ennesimo dietro-front del legislatore sul regime di tassazione delle superfici produttive di rifiuti assimilati avviati al recupero. Una norma che interessa da vicino migliaia di imprese, e che rischia nella sua versione attuale di creare non pochi problemi sia ai contribuenti sia ai Comuni. La soluzione adottata, in pratica, finisce purtroppo per creare più problemi di quelli che intendeva risolvere.
All'origine di tutto c'è il contrasto tra il comma 649 e il comma 661 della legge di stabilità 2014: il primo attribuiva ai Comuni la facoltà di ridurre la parte variabile della Tari in proporzione ai rifiuti assimilati che i produttori dimostrino di avviare al recupero, mentre il secondo imponeva tout court l'abbattimento del prelievo.
Con circolare del 13/2/2014 il ministero dell'Ambiente ritiene prevalente il comma 649, anche per evitare aumenti di tariffe per tutti gli altri contribuenti, ma un mese dopo il Dl 16/2014 aderisce alla tesi contraria lasciando in vita solo il comma 661. Disposizione che in realtà non prevede un esonero tout court ma una non debenza della Tari rapportata alla percentuale degli assimilati avviati al recupero rispetto al totale dei rifiuti, sistema però di difficile gestione e a rischio contenzioso.
Si arriva così al giro di boa con la legge di conversione del Dl 16/2014, che elimina il comma 661 e modifica il comma 649 reintroducendo la riduzione della quota variabile del tributo per le superfici che producono rifiuti assimilati avviati al riciclo. La nuova versione introduce due novità: l'obbligatorietà della riduzione (non più facoltativa) e il riferimento al riciclo anziché al recupero.
Il legislatore però non si ferma alla riduzione ma integra il comma 649 demandando ai Comuni l'individuazione delle «aree di produzione di rifiuti speciali non assimilabili e i magazzini di materie prime e di merci funzionalmente ed esclusivamente collegati all'esercizio di dette attività produttive, ai quali si estende il divieto di assimilazione».
In sostanza il Comune dovrebbe stabilire l'esonero dalla Tari per depositi e magazzini delle attività produttive, esattamente il contrario di quanto affermato dalla Cassazione negli ultimi venti anni (tra le tante, si possono citare le decisioni 1242/96, 12749/02, 15857/05, 4569/10, 11503/13).
Peraltro la norma non si esprime in termini di mera facoltà per l'ente, come si evince dal verbo indicativo presente "individua" (cioè deve individuare), quindi le attività produttive potrebbero pretendere l'esonero dei magazzini pur in assenza di un'espressa previsione regolamentare.
Fonte: Il Sole 24 Ore

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