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NOVITÀ NORMATIVE

TASI: ALLO STUDIO UN POSSIBILE RINVIO DELLE SCADENZE.

L'acconto «fai-da-te» da versare a giugno per la Tasi non piace nemmeno al Governo e alla stessa maggioranza parlamentare. In prima fila per cambiare le regole e cercare di aggirare il caos che regna intorno al debutto della nuova tassazione sugli immobili (si veda Il Sole 24 Ore di domenica scorsa) spiccano il sottosegretario all'Economia, Enrico Zanetti (Sc), che vuole rinviare i versamenti al 16 dicembre nei Comuni che non decidono in tempo, e il presidente della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia (Pd), che chiede invece di spostare l'appuntamento al 16 settembre in tutti i Comuni.
L'obiettivo di entrambi, anche se con sfumature differenti, è quello di spostare in avanti il pagamento dell'acconto Tasi di giugno perché il quadro delle regole fatica a chiarirsi. Stretti fra modifiche continue ed elezioni imminenti, solo 683 Comuni fino a oggi hanno deciso le aliquote, secondo il censimento ufficiale del dipartimento Finanze, e i tempi si annunciano lunghi. Il sottosegretario Zanetti ha già messo nero su bianco un emendamento da presentare, anche subito, a uno dei provvedimenti urgenti all'esame del Senato: il decreto casa su cui da oggi si pronuncerà l'Aula di Palazzo Madama, oppure il decreto Irpef su cui le commissioni di merito entreranno ora nel vivo.
La proposta Zanetti, attualmente in discussione tra i tecnici dell'Economia, prevede di spostare direttamente a dicembre il versamento della Tasi su tutti gli immobili nei Comuni che non inviano entro il 23 maggio le delibere al dipartimento Finanze, chiamato a pubblicare la decisione locale entro il 31 maggio. Un intervento di questo tipo finirebbe quindi per estendere agli altri immobili la regola già inserita nella legge di conversione del «salva-Roma» ter per quel che riguarda l'abitazione principale (articolo 1, comma 1, lettera b della legge 54/2014).
Per gli altri immobili, infatti, le regole oggi in vigore prevederebbero, nei Comuni "ritardatari", il versamento della Tasi a parametri standard, in pratica dividendo per due l'aliquota base dell'1 per mille. Una via d'uscita solo apparentemente semplice, perché i problemi sarebbero enormi: prima di tutto, non esiste un parametro standard per i 3 milioni di case affittate, perché la quota a carico degli inquilini va decisa dal Comune in un range fra il 10 e il 30% del tributo totale sull'immobile. In molti casi, per immobili affittati o no, la richiesta ad aliquota standard finirebbe per far pagare anche quote d'imposta non dovuta, soprattutto nei Comuni in cui l'Imu ha già raggiunto il massimo del 10,6 per mille.
Nell'emendamento in via di perfezionamento al momento non è ancora definito come i Comuni faranno fronte all'ammanco di cassa fino a dicembre prossimo.
Problema questo che per il presidente della Commissione Bilancio della Camera, può essere superato direttamente con anticipazioni di cassa. «Così come abbiamo modificato i termini per l'approvazione del bilancio degli enti locali al 31 luglio 2014 - sottolinea Boccia - è opportuno, come chiesto più volte dal Pd in Parlamento, adeguare le scadenze relative al pagamento della Tasi all'approvazione dei bilanci stessi». A differenza di Zanetti, però, Boccia ipotizza di «allineare in tutti i Comuni, senza se e senza ma, il pagamento del nuovo tributo sulla casa al prossimo 16 settembre».
Per il presidente della commissione Bilancio «è inammissibile che ci sia ancora caos sul tema. I Comuni che opportunamente hanno approvato i bilanci preventivi, riformando anche i regolamenti tributari, sono purtroppo solo meno del 10 per cento». Il rischio caos è più che una certezza visto che «si potrebbero ipotizzare almeno sulla carta 8mila modelli e tempi differenti per versare l'acconto Tasi di giugno».
Su come intervenire la strada dell'emendamento ai due provvedimenti al Senato è più che fattibile e arriva anche a ipotizzare, senza però voler scomodare i cultori delle norme, un possibile intervento anche solo in via amministrativa.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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