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NOVITÀ NORMATIVE

LO SLITTAMENTO DELLA TASI NON TOCCA L'ABITAZIONE PRINCIPALE.

La semi-proroga della Tasi comunicata lunedì dal ministero dell'Economia, che sposta a settembre il pagamento del nuovo tributo per quel che riguarda gli immobili diversi dall'abitazione principale nei Comuni che non deliberano in tempo, piace ai sindaci ma fa arrabbiare gli altri soggetti.
Assoedilizia e Confcommercio chiedono un rinvio generalizzato, per non costringere i contribuenti e chi li assiste ad affannose ricerche sulle delibere comunali. Sulla stessa linea si collocano Federconsumatori e Adusbef, mentre i Centri di assistenza fiscale aggiungono altri due problemi di calendario: nei Comuni che decidono le aliquote in tempo utile le scadenze Tasi si intrecciano con quelle del 730, per cui la consulta dei Caf chiede di spostare di 10 giorni quest'ultima scadenza.
Non solo: nei Comuni che andranno al ballottaggio (possibile in 229 municipi con più di 15mila abitanti fra i 4.095 centri interessati dalle amministrative di domenica prossima) le Giunte si formeranno tra giugno e luglio, con il risultato di rendere probabili ulteriori slittamenti di termini che farebbero saltare il fragile calendario disegnato ora. Non è detto, tra l'altro, che la nuova data sia il 16 settembre, perché il comunicato non lo precisa e una decisione definitiva va ancora presa, così come va deciso lo strumento per puntellare la cassa dei Comuni (potrebbe essere un nuovo anticipo dal fondo di solidarietà).
Ma il nodo Tasi riaccende anche la temperatura della politica, non solo nell'opposizione di centrodestra ma anche all'interno del Governo: al premier Matteo Renzi, che ieri ha promesso di «far pagare le tasse con un sms», risponde il sottosegretario all'Economia Enrico Zanetti, sottolineando che tra gli obiettivi a breve termine ci deve essere anche «quello di archiviare già dal 2015 l'obbrobrioso pasticcio Tasi-Imu che il Governo ha ereditato». In attesa dei nuovi interventi, però, bisogna fare i conti con le regole che ci sono e con il nuovo rinvio, destinato probabilmente venerdì a essere tradotto in decreto dal consiglio dei ministri: e l'impresa non è semplice.
Prima di tutto occorre far chiarezza sulle due date chiave: per far scattare gli acconti di giugno, le delibere della Tasi devono essere approvate dal consiglio comunale entro il 23 maggio e pubblicate dal censimento ufficiale del dipartimento Finanze entro il 31 maggio (è un sabato, ma si tratta di un adempimento della Pa quindi non dovrebbe slittare al 3 giugno, primo giorno feriale successivo). Di conseguenza, le decisioni approvate dai Comuni dal 24 maggio in poi non porteranno al pagamento di giugno.
Nei Comuni che decidono in tempo, e che si vedono pubblicare la delibera dalle Finanze entro fine mese, i versamenti della Tasi saranno sempre da effettuare entro il 16 giugno facendo i calcoli sulla base delle aliquote deliberate. In quelli «in ritardo» (definizione del ministero dell'Economia, che fa storcere il naso ai sindaci perché le mancate delibere dipendono anche dall'incertezza generale sui fondi a disposizione determinata dai continui cambi di regole), invece, la sorte delle abitazioni principali si separa da quella degli altri immobili.
Per le prime, infatti, la Tasi si verserà tutta a dicembre, come deciso nel decreto «salva-Roma» ter (articolo 1, comma 1, lettera b del Dl 16/2014) nel caso in cui la delibera non sia pubblicata nel censimento delle Finanze entro il 31 maggio. Per gli altri immobili (seconde case, negozi, capannoni e così via), invece, si pagherà l'acconto a settembre, con le aliquote nel frattempo decise dai Comuni, e il saldo a dicembre.
Diverso il panorama dell'Imu, perché nell'imposta municipale l'acconto rimane a giugno e una regoletta (articolo 13, comma 13-bis del Dl 201/2011) prevede che sia sempre calcolato sulla base delle aliquote 2013, a prescindere dalla data di pubblicazione della delibera.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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