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NOVITÀ NORMATIVE

IL FEDERALISMO DEMANIALE RIDURRA' IL DEBITO PUBBLICO

Il federalismo demaniale ridurrà il debito pubblico. Perché raccolto alienando e valorizzando i beni trasferiti dal centro in periferia servirà a ridurre l'indebitamento locale e statale. Ancora un po' di pazienza, poi, e si conosceranno i numeri del federalismo fiscale. Entro il 30 giugno, termine ultimo per presentare la relazione sul quadro generale di finanziamento degli enti locali, (e già prorogato una volta dal decreto legge salva-infrazioni), il governo solleverà il velo sull'impatto della riforma. Come già accaduto con il varo della legge delega, il ministro per la semplificazione, Roberto Calderoli, sceglie la via del dialogo. E con due promesse che accolgono in toto le richieste delle opposizioni si guadagna la «leale collaborazione» del Pd sul federalismo e un cammino meno accidentato per il primo dei decreti attuativi.
Parlando davanti alla Bicamerale presieduta da Enrico La Loggia Calderoli ha formalizzato «la volontà del governo di rispettare la data del 30 giugno», dopo un passaggio in Commissione paritetica. E ha replicato alle perplessità sollevate dall'Agenzia del demanio, dalla Corte conti e dalla Ragioneria dello stato nelle audizioni dei giorni scorsi. Dubbi che riguardavano soprattutto l'impatto delle alienazioni sul debito pubblico. Un problema che secondo il ministro leghista non si pone perché, ha detto, «tutto quello che sarà alienato andrà a ridurre il debito pubblico locale e se si riduce il debito pubblico locale si riduce anche quello complessivo».
Una precisazione accolta con favore dall'opposizione. «Si tratta di una delle principali proposte avanzate dal Pd e in verità anche da alcuni settori della maggioranza», ha fatto notare Marco Causi (Pd), vicepresidente della Bicamerale. «Prendiamo atto con soddisfazione della decisione del governo di accogliere la nostra proposta. In una fase così critica per le finanze pubbliche europee, destinare all'abbattimento del debito le risorse ricavate con le eventuali future alienazioni degli immobili trasferiti dallo stato agli enti locali è un messaggio di rigore e di coerenza che fa bene al paese».
Quello che secondo Calderoli andrà evitato è l'assalto alla diligenza. «Non voglio», ha spiegato il ministro, «che il Demanio faccia un elenco dei beni e poi ci sia il pressing del comune, della provincia, della regione che reclamano lo stesso immobile». Le alienazioni seguiranno dunque il criterio della territorialità e solo se il bene dovesse essere rifiutato dal soggetto destinatario «si seguirà un criterio di sussidiarietà verticale e si passerà al livello superiore».
La valorizzazione dei beni demaniali, dunque, passa anche attraverso una corretta assegnazione delle competenze. «Oggi, ad esempio nel demanio marittimo, esiste un assoluto errore di distribuzione dei compiti, per cui vi è il coinvolgimento del comune nella gestione, della regione nell'allocazione delle varie fasce e dello stato che stabilisce i canoni. Il risultato è che un bene che potrebbe avere enormi potenzialità non viene gestito», ha osservato il coordinatore del Carroccio che propone, invece, di far sempre coincidere la gestione con l'allocazione del bene, ferma restando comunque la potestà della regione di poter trasferire la gestione a soggetti istituzionali di livello inferiore.
Altro punto su cui secondo Calderoli si è fatta un po' di confusione riguarda lo scopo ultimo del federalismo demaniale che dovrà essere la valorizzazione dei cespiti trasferiti. «Il principio generale deve essere quello della valorizzazione e dell'utilizzo del bene per le finalità che l'ente deve determinare». In pratica, quando un comune farà domanda per ricevere una caserma, un terreno, un immobile dallo stato dovrà prima indicare anche cosa ha in mente di farne.
Ma intanto, in attesa di conoscere i numeri del governo, la Corte dei conti ha rinnovato l'allarme sulla disomogeneità dei bilanci delle regioni. Un problema che sta complicando non poco la messa a punto del decreto sull'armonizzazione dei conti pubblici previsto dalla legge delega sul federalismo.
«Non esistono criteri uniformi per stilare i bilanci, quindi non possono essere confrontati», ha avvertito il presidente della magistratura contabile Tullio Lazzaro, davanti alla commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori sanitari e sulle cause dei disavanzi regionali. «Non c'è al momento una base di conoscenza affidabile, si deve fare una scommessa».
FONTE: ITALIA OGGI

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