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NOVITÀ NORMATIVE

NOVITA' PER LE SOCIETA' DI RISCOSSIONE

Entro il 30 giugno 2010 le società di riscossione dei tributi locali iscritte nell'albo di cui all'art. 53 del dlgs n. 446 del 1997 dovranno adeguarsi alle nuove misure di capitale sociale, pena l'impossibilità di ricevere nuovi affidamenti o partecipare a gare per nuovi affidamenti.
In caso di cancellazione di una società dall'albo sono comunque fatte salve le disdette, le revoche o le risoluzioni degli affidamenti o delle convenzioni, che non dipendono dalla cancellazione stessa, già intervenute o che interverranno nel corso della procedura di ristrutturazione industriale alla quale sono state ammesse le predette società.
Sono alcune delle tante novità in materia di riscossione dei tributi locali (si veda ItaliaOggi del 5/5/2010) contenute nel decreto legge incentivi (dl n. 40/2010) che ieri, con 305 voti favorevoli e 240 contrari, ha ricevuto il primo sì dalla camera (il provvedimento dovrà essere convertito in legge entro il 25 maggio).
L'art. 3, comma 3, del decreto ha introdotto una particolare procedura in caso di crisi di società di riscossione delle entrate degli enti locali. Infatti, le società che hanno esercitato le funzioni di accertamento e riscossione ai sensi dell'art. 52 del dlgs n. 446/97, per conto di non meno di 50 enti locali e che siano cancellate, con deliberazione ancorché non definitiva dall'albo, ai sensi dell'art. 11 del dm n. 289/00, sono ammesse di diritto, su domanda della società alle procedure di ristrutturazione industriale di cui al dl n. 347/03, la cosiddetta «Legge Marzano». Alla stessa procedura sono ammesse di diritto, anche in assenza di domanda, le predette società per le quali venga dichiarato dal tribunale lo stato di insolvenza. La norma prevede in particolare che, l'ammissione alle procedure comporta la persistenza nei riguardi delle predette società delle convenzioni vigenti con gli enti locali immediatamente prima della data di cancellazione dall'albo, ferme in ogni caso:
- le riaggiudicazioni eventualmente effettuate nel frattempo con gara, nonché dei poteri, anche di riscossione, di cui le società disponevano anteriormente alla data di cancellazione;
- le disdette, le revoche o le risoluzioni degli affidamenti o delle convenzioni già intervenute, o che interverranno nel corso della procedura, per cause diverse dalla cancellazione delle società dall'albo.
Le disposizioni, anche se hanno una portata generale, intendono indubbiamente salvaguardare le vicende a cui attualmente è sottoposta la società Tributi Italia spa che, come è ormai noto a tutti, è stata inizialmente cancellata dall'albo proprio in virtù dell'art. 11, comma 2, lettera d) del dm n. 289/00, vale a dire per mancati versamenti alle prescritte scadenze delle somme dovute agli enti affidanti.
Si ricorda che sulla questione è pendente il ricorso al Consiglio di stato che ha temporaneamente sospeso gli effetti della deliberazione di cancellazione n. 1/2009 e dovrà decidere nel merito il prossimo 11 maggio. Infine, il maxiemendamento prevede una sanzione per gli amministratori delle società ammesse alla procedura di ristrutturazione, i quali non possono esercitare le funzioni di amministratore e di revisore di società di riscossione tributi per un periodo di dieci anni.
Per quanto riguarda, invece, le nuove fasce di capitale previste per l'iscrizione nell'albo delle società di accertamento e di riscossione dei tributi locali, bisogna fare riferimento all'art. 3-bis, in base al quale i soggetti abilitati ad effettuare le attività in parola devono possedere le seguenti misure minime di capitale interamente versato:
a) 1 milione di euro per l'effettuazione, anche disgiuntamente delle attività nei comuni con popolazione fino a 10 mila abitanti, con un numero di comuni contemporaneamente gestiti che, in ogni caso, non superino complessivamente i 100 mila abitanti;
b) 5 milioni di euro per l'effettuazione, anche disgiuntamente, delle attività di accertamento dei tributi e quelle di riscossione dei tributi e delle altre entrate nei comuni con popolazione fino a 200 mila abitanti;
c) 10 milioni di euro, per l'effettuazione, anche disgiuntamente, delle attività di accertamento dei tributi e quelle di riscossione dei tributi e di altre entrate nelle province e nei comuni con popolazione superiore a 200 mila abitanti.
La disposizione prevede l'abrogazione della precedente la misura minima di capitale che era pari a 10 milioni di euro ed interviene per placare le denunce sollevate in sede comunitaria, dando ascolto anche alle segnalazioni dell'Autorità Garante della concorrenza e del mercato. Nel testo del maxiemendamento trova spazio un restyling dei dipartimenti territoriali del Mef che attualmente contano circa 5 mila dipendenti. E proprio mercoledì le organizzazioni sindacali hanno avuto un incontro con Alberto Giorgetti, sottosegretario al ministero dell'economia, per discutere sul ricollocamento dei dipendenti. Se da un lato il 15% circa degli assunti ha i requisiti per andare in pensione per i restanti assunti il maxiemendamento prevede il trasferimento a domanda nei ruoli del personale dell'amministrazione autonoma dei monopoli, delle agenzie fiscali o del ministero.
FONTE: ITALIA OGGI

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