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NOVITÀ NORMATIVE

PER L'ESENZIONE ICI NON BASTA IL CERTIFICATO DI DESTINAZIONE URBANISTICA

Ai fini dell'esenzione dall'Ici, il certificato di destinazione urbanistica, non è sufficiente a qualificare la natura agricola di un fabbricato. Occorre difatti conoscerne l'esatto classamento. È quanto ha puntualizzato la Cassazione con sentenza n. 7104 del 24/03/10, dovendo accertare la sussistenza del requisito della ruralità in capo ad un fabbricato strumentale all'esercizio dell'attività agricola, di proprietà di un coltivatore diretto.
Il fatto. Il comune di Basano (Mi), a seguito di un controllo, emetteva avviso di accertamento per omesso versamento dell'Ici nei confronti di un agricoltore, in quanto il fabbricato da questi utilizzato per l'esercizio dell' attività avicola, ancorché compreso in area considerata agricola, difettava del requisito di ruralità. Interveniva in primo grado la Ctp, osservando che, se correttamente, l'appellante negava che un certificato di destinazione urbanistica, potesse dimostrare la strumentalità del fabbricato rispetto all'impresa agricola, in ogni caso, all'attività avicola in specie, doveva riconoscersi natura agricola, e di conseguenza anche al fabbricato utilizzato per l'esercizio dell'attività agricola. A sostegno di ciò, ribadiva che la qualità di coltivatore diretto, con qualifica Iap, integrava la dimostrazione diretta dei requisiti soggettivi, e indirettamente di quelli oggettivi, ai fini dell'esenzione dall'Ici. Il Comune a sua volta proponeva ricorso per Cassazione, sostenendo che la Ctp aveva tralasciato di considerare che la qualifica ai fini fiscali della ruralità, è disciplinata dall'art. 9, commi 3 e 3-bis del dl n. 557/93 convertito in legge n. 133/94. Che non poteva essere ignorato.
La pronuncia La Cassazione, dopo aver ripercorso l'originario impianto normativo istitutivo dell'Ici (dlgs n. 504/92), focalizzando l'attenzione sul presupposto dello stesso tributo, e tenuto conto dell'evoluzione della materia in relazione ai fabbricati rurali, ha osservato che il più recente intervento legislativo, incidente nella materia, è rappresentato dall'art. 23, comma 1, del dl n. 207 del 2008, convertito con modificazioni, in legge n. 14 del 2009. Tale articolo, intervenendo dopo tante incertezze su una materia complessa, ha chiarito definitivamente, con interpretazione autentica (ossia con retroattività), che i fabbricati rurali non sono soggetti ad Ici, con ciò stabilendo un diretto collegamento tra riconoscimento della ruralità e normativa Ici. La suprema corte, accogliendo il ricorso del Comune, ha rimandato tuttavia ad altra Sezione della medesima Ctr, per un nuovo esame, alla luce dei riferiti principi, dovendosi verificare il classamento dell'immobile in lite. La sentenza in argomento è importante in quanto solleva ancora una volta l'annoso problema del classamento dei fabbricati rurali, e di conseguenza del riconoscimento della ruralità in capo ad essi qualora ne ricorressero i presupposti. A tal riguardo, si segnala che sul tema si è pronunciata di recente l'Agenzia del Territorio, con una nota del 26/2/2010, dichiarando che un immobile è considerato rurale indipendentemente dalla categoria catastale di appartenenza, purché vengano soddisfatti i requisiti di ruralità previsti dall'art. 9 del dl n. 557/93. Tuttavia, se è vero che il fabbricato rurale, se in possesso dei requisiti suindicati, è escluso dall'area di imponibilità ai fini Ici, a prescindere dal classamento, come puntualizzato dal Territorio, è altrettanto vero che lo stesso fabbricato deve essere dichiarato al Catasto. Difatti, gli immobili che non risultano dichiarati in tutto o in parte, devono essere accatastati, per obbligo normativo, ai fini del classamento e dell'attribuzione della rendita. Salvo i fabbricati iscritti al Catasto terreni.
FONTE: ITALIA OGGI

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