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NOVITÀ NORMATIVE

PER GLI ENTI LOCALI PREVISTI TAGLI DI 4 MILIARDI IN DUE ANNI

Indicando le voci di spesa su cui si poteva agire, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti l'altro ieri aveva indicato i «15 miliardi che vengono trasferiti ogni anno agli enti territoriali». L'esempio, a quanto pare, non era casuale, perché nel cantiere della manovra spunta una cura draconiana per gli assegni statali: 4 miliardi in meno in due anni, equamente ripartiti fra regioni ed enti locali. La stretta si aggiunge alle richieste già fissate con il patto di stabilità scritto nella manovra dell'estate 2008, che a comuni e province chiede 2,2 miliardi in più rispetto al saldo finanziario che raggiungeranno quest'anno.
Sul patto, del resto, si prospetta un maquillage leggero, che cambierà le basi di calcolo ma non il conto complessivo presentato a comuni e province.
Il colpo è duro, e arriva alla vigilia delle manifestazioni che i sindaci delle regioni del centro e del mezzogiorno avevano già messo in calendario per i prossimi giorni per protestare contro il patto di stabilità.
Soprattutto, la sforbiciata precede alcuni passaggi chiave del federalismo fiscale, che archiviato il capitolo demaniale dovrebbe ora individuare le basi per le entrate proprie di sindaci e presidenti. Tributi e compartecipazioni saranno chiamati a sostituire proprio la mano statale, e sono da verificare le conseguenze che i tagli in preparazione avranno sui conti federali.
A Via XX settembre, poi, si studia il restyling del patto di stabilità interno, che visto il clima di emergenza non dovrebbe però introdurre novità significative sul fronte degli investimenti locali e dei pagamenti bloccati in cassa dai vincoli di finanza pubblica.
Tra le opzioni più probabili c'è una revisione delle basi di calcolo a cui applicare i coefficienti di miglioramento previsti dalla manovra 2008; per l'anno prossimo, si potrebbe affacciare una base di calcolo triennale (tecnicamente è possibile fissare il parametro sul triennio 2006/2008), che sostituirebbe l'attuale criterio fissato sul solo 2007.
L'ampliamento delle basi di calcolo smusserebbe i problemi degli enti che hanno vissuto un 2007 particolarmente fortunato, e che quindi hanno difficoltà a migliorare ulteriormente quel risultato, ma certo non sarà sufficiente a risolvere il nodo degli investimenti e dei pagamenti in ritardo ai fornitori della pubblica amministrazione. I punti dolenti si concentrano proprio su questi aspetti, come mostrano i dati diffusi ieri dalla corte dei conti (si veda l'articolo sotto): nel 2009 ha sforato il patto il 9,8% degli enti, ma al contrario del passato a soffrire di più sono stati i sindaci di Veneto e Lombardia, dove si concentra la quota più importante di investimenti locali. Il 50% dei comuni, poi, è stato "salvato" dalle deroghe introdotte in corso d'anno, che nel 2010 non sono più in vigore.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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