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NOVITÀ NORMATIVE

TIA: VIENE RIPROPOSTA LA NATURA NON TRIBUTARIA

La Tia del codice ambientale non ha natura tributaria e le relative controversie dovranno essere proposte al giudice ordinario anziché alle commissioni tributarie. È il tentativo, previsto dalla manovra correttiva del governo, di risolvere una serie di problematiche sorte dopo la sentenza 238/09 della Corte costituzionale che ha sancito la natura tributaria della tariffa Ronchi applicata da 1.200 comuni.
In realtà, l'occasione di intervenire il legislatore l'ha avuta in sede di conversione del Dl 40/2010, stante la necessità per i comuni di adeguare i propri regolamenti alla disciplina comune a tutti i tributi locali, oltre a risolvere altre problematiche tra cui l'iscrizione della Tia nel bilancio comunale e la questione dell'Iva indebitamente pagata.
Lo stato di incertezza ha peraltro indotto il ministro dell'Interno a prorogare al 30 giugno il termine per l'adozione dei bilanci, contando in un imminente intervento legislativo.
Tra le soluzioni possibili, appariva condivisibile quella che prevedeva l'abrogazione dell'articolo 238 del codice ambientale (nuova tariffa) e dell'articolo 5, comma 2-quater, della legge 13/09, nonché la modifica dell'articolo 195 del Dlgs 152/06 con la soppressione della controversa tariffa sulle attività economiche. Si sarebbe consentito di applicare alla Tia il Dlgs 507/93 con alcuni correttivi (tra cui la possibilità di avvalersi del metodo normalizzato, come affermato dal Consiglio di Stato con la decisione 750/09), rivedendo la disciplina della riscossione del tributo e sopprimendo la funzione di vigilanza del ministero dell'Economia al quale i comuni non avrebbero più dovuto inviare le delibere regolamentari e tariffarie.
Ma alla fine il legislatore ha optato per la scelta meno condivisibile, che a quanto pare interviene su una norma (l'articolo 238 del Dlgs 152/06) non ancora entrata in vigore per mancanza dell'apposito regolamento. Resta quindi irrisolta la questione della Tia attualmente applicata dai comuni, quella cioè introdotta dal Dlgs 22/97. Infatti, con la sentenza 238/09 la Consulta si è espressa sulla Tia Ronchi, ma non anche sulla tariffa del codice ambientale, quindi non si comprende quale valenza retroattiva possa avere una disposizione interpretativa non ancora applicabile. Anche il cambio di giurisdizione non appare comprensibile, in quanto la manovra correttiva affida la futura Tia del codice ambientale all'autorità giudiziaria ordinaria (tribunale o giudice di pace) senza modificare la disciplina del processo tributario che continua a prevedere la giurisdizione delle commissioni tributarie.
In sostanza, il riferimento all'articolo 238 del Dlgs 152/06 non solo vanifica l'efficacia della norma, differita all'entrata in vigore della futura tariffa prevista dal codice ambientale, ma rende la stessa di dubbia costituzionalità per mancanza dei presupposti di straordinaria necessità e urgenza.
In ogni caso la disposizione si espone a censure di incostituzionalità perché la natura giuridica della tariffa non può essere attribuita dal legislatore come se fosse un'etichetta, ma dipende dalla disciplina del prelievo, come più volte affermato dalla Corte costituzionale sentenze 238/09, 300/09 e 64/10) e dalle sezioni unite della Cassazione (sentenza 8313/10) in ordine alla Tia Ronchi. E la situazione non dovrebbe cambiare neppure per la tariffa del codice ambientale in quanto la natura tributaria dovrebbe risultare accentuata, a prescindere dalla definizione di «corrispettivo», dalla previsione degli «indici reddituali», che costituiscono i parametri tipici dell'"imposta" cioè del prelievo tributario per eccellenza.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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