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NOVITÀ NORMATIVE

PERSONALE: PROGRESSIONI CON INTERPRETAZIONI INCERTE

Sulla questione delle progressioni verticali dopo la riforma Brunetta è intervenuta anche la sezione regionale della Corte dei conti del Piemonte che, con la delibera 41/2010, prende in considerazione i passaggi di carriera.
Tralasciando l'ipotesi che le novità potessero essere efficaci dal 15 novembre scorso, rimangono in piedi due interpretazioni difficilmente conciliabili. Da una parte chi sostiene che le progressioni verticali "alla vecchia maniera" fossero possibili solamente fino al 31 dicembre 2009; dall'altra c'è chi vede uno spazio per poter procedere per tutto il 2010 in quanto gli enti locali sono chiamati a un adeguamento e nel frattempo rimane in vigore la norma speciale dell'articolo 91, comma 3, del Dlgs 267/00.
Nel mezzo la fermezza dell'Anci che ha ribadito, nel forum online del 25 maggio scorso, come quest'anno si potranno portare a termine solo le progressioni verticali già previste nella programmazione triennale del fabbisogno di personale vigente all'entrata in vigore del Dlgs 150/09. La questione è stata trattata diversamente dagli enti locali e dalla pubblica amministrazione che, nel tentativo di riconoscere le ultime progressioni di carriera anche a non laureati e con concorsi riservati agli interni, si sono affrettati ad adottare atti e deliberazioni.
La delibera della Corte dei conti è quindi la più recente interpretazione, ma permette di avere un quadro completo sull'argomento. I giudici non hanno dubbi ad allinearsi a quanto affermato dalla sezione autonomie nell'ambito del cosiddetto coordinamento introdotto l'estate scorsa. Con la deliberazione 10/2010, nel ricordare i principi delle fonti gerarchiche del diritto italiano, è stato affermato che da quest'anno è immediatamente efficace il nuovo sistema di progressioni verticali e che l'articolo 91, comma 3, del Tuel è di fatto incompatibile con le norme successive introdotte dalla riforma Brunetta. E pensare che proprio sulla specialità di tale articolo e alla luce della norma di garanzia di cui all'articolo 1, comma 4, del Dlgs 267/00 la sezione regionale della Lombardia aveva affermato la possibilità di poter procedere con i concorsi interni fino al 31 dicembre prossimo. Ma tale principio è stato di fatto spazzato via dalle conclusioni della sezione autonomie (si veda «Il Sole 24 Ore» del 5 maggio scorso).
I magistrati piemontesi ne fanno però anche una questione di orientamento costituzionale richiamando, tra le tante, anche la recente sentenza 169/2010 della Consulta che ha avuto modo di precisare che le norme che prevedono procedure concorsuali che escludono la possibilità di accesso dall'esterno o quelle che prevedono soltanto categorie di riservatari, contrastano con il principio del pubblico concorso aperto, di cui all'articolo 97 della Costituzione e con i principi di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione.
Gli operatori sono pertanto in presenza di norme non totalmente chiare che lasciano aperte interpretazioni differenti. In tale ambito ha una sua peculiarità anche l'Anci che tiene di fatto ferma la data del 15 novembre 2009 come un paletto insormontabile per nuove scelte, ma che invece dà spazio a progressioni verticali con il precedente sistema per quanto già deciso in precedenza.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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