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NOVITÀ NORMATIVE

TARIFFA E IVA: SI RITORNA ALL'ANTICO?

La Tariffa rifiuti non ha natura tributaria. È quanto si legge nella manovra finanziaria approvata il 25 maggio 2010 (dl 78/2010) che contiene una norma interpretativa, con effetti retroattivi.
La norma (comma 33 dell'art. 14) costituisce anch'essa un ulteriore tassello del gran pasticcio che si è creato da anni sulla materia, visto che se l'intento del legislatore era quello di porre fine alla lunga disputa creatasi in ordine alla debenza o meno dell'Iva sugli importi calcolati a titolo di Tia, la disposizione in questione non risolve alcunché.
Infatti, il legislatore avrebbe dovuto interpretare una norma diversa da quella che ha preso in riferimento e cioè l'art. 49 del dlgs 5 febbraio 1997, n. 22, la cosiddetta «tariffa Ronchi», sulla quale si è scatenata la bagarre istituzionale a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 238 del 24 luglio 2009 con la quale è stata riconosciuta alla Tia natura di entrata tributaria e non di carattere patrimoniale, come ripetutamente sostenuto dall'Agenzia delle entrate sin dalla risoluzione 25/E del 5 febbraio 2003.
Il decreto legge invece, contiene una norma diretta ad interpretare l'art. 238 del dlgs 3 aprile 2006, n. 152, del cosiddetto «Codice ambientale», vale a dire una norma che non produce ancora effetti per mancanza dei decreti attuativi che avrebbero dovuto essere emanati dal ministero dell'ambiente e che potrebbe essere istituita dai comuni con regolamento a decorrere dal 1° gennaio 2011 se entro il 30 giugno non viene emanato il regolamento di attuazione.
Pertanto questo intervento del legislatore non risolve in alcun modo il problema dell'Iva finora corrisposta dai contribuenti e che, non potendo essere calcolata sulla Tia andrebbe loro rimborsata; risolverebbe, invece, il problema della nuova Tia, quella, appunto del codice ambientale sulla quale la Corte costituzionale non è intervenuta in quanto la questione era estranea all'oggetto del giudizio. Superflua, appare, inoltre, la parte in cui si afferma che «le controversie relative alla predetta tariffa, sorte successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, rientrano nella giurisdizione dell'autorità giudiziaria ordinaria», giacché non esistono al momento controversie su tale tariffa, proprio perché non è ancora applicata.
Che si tratti di due entrate diverse è stato messo in evidenza dalla stessa Corte costituzionale che nella sentenza n. 247 del 24 luglio 2009 ha precisato che «l'art. 238 del Codice dell'ambiente detta una disciplina che, pur mantenendo in parte il contenuto della normativa relativa alla tariffa di cui all'art. 49 del "decreto Ronchi", presenta caratteristiche parzialmente diverse».
La Corte ha altresì evidenziato che «a fronte dell'affermazione esplicita del legislatore delegato che, all'art. 238, ha testualmente previsto che la «tariffa costituisce il corrispettivo per lo svolgimento del servizio prestato», la natura della tariffa in esame non è ancora definita, riflettendosi necessariamente sulla stessa il dibattito che si è svolto sulla tariffa di igiene ambientale di cui all'art. 49 del dlgs n. 22 del 1997».
Sulla Tia, la sola proclamazione seppure legislativa, non sarebbe di per sé sufficiente a mutarne la natura senza un intervento sostanziale sulla sua disciplina.
Non si può, infatti, ignorare l'insegnamento della Corte che in numerose pronunce, ha indicato i criteri cui far riferimento per qualificare come tributari alcuni prelievi e cioè: la doverosità della prestazione; la mancanza di un rapporto sinallagmatico tra parti; il collegamento di detta prestazione alla pubblica spesa in relazione ad un presupposto economicamente rilevante. Tali criteri, ribadisce la Corte nella sentenza n. 238 del 2009, sono validi «indipendentemente dal nomen iuris utilizzato dalla normativa che disciplina i prelievi».
FONTE: ITALIA OGGI

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