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NOVITÀ NORMATIVE

CONSULENZE RIDOTTE NELLA PP.AA.

Ridotte ai minimi termini le consulenze per le pubbliche amministrazioni. Dal 2011 gli enti pubblici potranno spendere per consulenze solo il 20% della cifra spesa nel 2009. Anche le spese per la consulenza legale rientrano nei provvedimenti taglia-spese della manovra Tremonti (decreto legge 31 maggio 2010 n. 78).
L'articolo 6 del decreto, che introduce misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 31 maggio 2010), prevede, infatti, che, al fine di valorizzare le professionalità interne alle amministrazioni, a decorrere dall'anno 2011, la spesa annua per studi ed incarichi di consulenza, inclusa quella relativa a studi ed incarichi di consulenza conferiti a pubblici dipendenti, sostenuta dalle pubbliche amministrazioni incluse le autorità indipendenti, escluse le università, gli enti e le fondazioni di ricerca e gli organismi equiparati, non può essere superiore al 20 per cento di quella sostenuta nell'anno 2009.
L'affidamento di incarichi in assenza dei presupposti, specifica il decreto, costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale. In sostanza si stabilisce un tetto, prendendo a parametro la cifra per consulenze spesa per 2009. Beninteso le amministrazioni, proprio in relazione alla soglia massima, dovranno selezionare le consulenze necessarie da quelle non necessarie e anche l'avvocatura potrà risentire delle misure di taglio alla spesa pubblica.
Naturalmente l'ambito oggettivo della norma riguarda la consulenza e non la rappresentanza in giudizio. In ogni caso i legali esterni alle amministrazioni pubbliche, che già sono sottoposti ormai dappertutto a procedure selettive per il conferimento di incarichi di consulenza e anche per il conferimento di incarichi di rappresentanza in giudizio, possono risentire di una minore richiesta di prestazioni di consulenza esterna. La manovra taglia-consulenze tocca indirettamente anche le regioni, province autonome, servizio sanitario nazionale ed enti inseriti nel conto consolidato della pubblica amministrazione (ad esempio Anas, aziende speciali, consorzi, fondazioni ecc.), i quali devono conformarsi al principio di riduzione di spesa per consulenze.
La manovra tocca le professioni giuridiche anche in relazione alle limitazioni dell'uso del contante, e quindi imponendo una tracciabilità del pagamento degli onorari. L'articolo 20 del decreto riduce alla soglia di 5 mila euro le disposizioni antiriciclaggio sulla limitazione dell'uso del contante, con un incremento delle sanzioni per le ipotesi delle violazioni.
Nella manovra le professioni giuridiche non sono toccate solo quanto agli aspetti dello svolgimento della professione o della gestione contabile. Nel decreto troviamo, infatti, novità relative a procedimenti specifici. Vediamo quali.
Innanzitutto si registrano modifiche quanto al procedimento e al contenzioso tributario (articolo 38). Infatti l'articolo 60 del dpr 600/1973 è modificato nel senso abilitare alla la notificazione di atti tributari, oltre ai messi comunali, anche i messi speciali autorizzati dall'ufficio.Inoltre le cartelle esattoriali (articolo 26 del dpr 602/1973): possono essere notificate con le modalità di cui al dpr 68/2005, a mezzo posta elettronica certificata, all'indirizzo risultante dagli elenchi previsti dalla legge. Novità nel contenzioso tributario quanto alle richieste cautelari: spunta il termine massimo di 150 giorni della sospensione degli atti impugnati disposta dalle commissioni tributarie. Uguale termine è prevista per la sospensione dei provvedimenti di recupero di contributi previdenziali: con il provvedimento che accoglie l'istanza di sospensione, il giudice del lavoro fissa la data dell'udienza di trattazione nel termine di 30 giorni. La causa deve essere decisa nei successivi centoventi giorni. Allo scadere del termine di centocinquanta giorni dalla data di emanazione del provvedimento di sospensione, il provvedimento perde efficacia.
Passando alla procedura fallimentare, l'articolo 48 del decreto prevede per l'imprenditore in crisi la possibilità di chiedere ai propri creditori di iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive individuali: si tratta, insomma, di cause che non possono essere iniziate o proseguite.
Una grossa novità riguarda i notai e le formalità di cessione dei beni immobili. In sostanza dal 1° luglio 2010 occorre la conformità dell'immobile alle piantine catastali, altrimenti non si stipula. L'articolo 29 del decreto prevede che gli atti pubblici e le scritture private autenticate tra vivi aventi ad oggetto il trasferimento, la costituzione o lo scioglimento di comunione di diritti reali su fabbricati già esistenti devono contenere, per le unità immobiliari urbane, a pena di nullità, oltre all'identificazione catastale, il riferimento alle planimetrie depositate in catasto e la dichiarazione, resa in atti dagli intestatari, della conformità allo stato di fatto dei dati catastali e delle planimetrie. Prima della stipula dei predetti atti il notaio deve individuare gli intestatari catastali e verifica la loro conformità con le risultanze dei registri immobiliari. Anche la richiesta di registrazione di contratti, scritti o verbali, di locazione o affitto di beni immobili e relative cessioni, risoluzioni e proroghe anche tacite, deve contenere anche l'indicazione dei dati catastali degli immobili.
FONTE: ITALIA OGGI

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