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NOVITÀ NORMATIVE

COMUNI E FISCO: I TRIBUTI DA ACCERTARE DECISI DAL M.E.F.

I tributi oggetto della partecipazione dei comuni all'accertamento fiscale dovranno essere individuati da un decreto del ministero dell'economia e delle finanze.È questa una delle tante novità contenute nell'art. 18 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 che mira a definire in maniera concreta l'ambito di applicazione delle norme che cercano di rivitalizzare un istituto che stenta a decollare. L'art. 18, infatti, richiama in vita:
- l'art. 44 del dpr 29 settembre 1973, n. 600, norma che non è mai stata abrogata, ma di fatto risulta inapplicata;
- l'art. 1 del dl 30 settembre 2005, n. 203, convertito dalla legge 2 dicembre n. 248, che ne aveva ripercorso i tratti.
Questa volta il legislatore, per motivi non meglio acclarati - visto che in fase di approvazione del dl n. 203 del 2005 aveva desistito da tale intento:
- ha deciso di fare esplicito riferimento anche all'art. 44 del dpr n. 600 del 1973, e per sollecitare un più intenso interesse da parte degli enti locali;
- ha imposto ai comuni l'obbligo di istituire il consiglio tributario, un organo di cui parla lo stesso art. 44 non definendone, però, compiti e funzioni;
- ha ampliato dal 30 al 33% la percentuale delle maggiori somme relative a tributi statali riscosse a titolo definitivo che devono essere riconosciute al comune che abbia contribuito all'accertamento.
L'art. 18 è intervenuto, col comma 7, in maniera ancor più mirata attribuendo a un decreto del ministero dell'economia e delle finanze il compito di individuare i tributi che possono essere oggetto della procedura e le relative modalità di attribuzione. Sembra paradossale ma mancava nel dl n. 203 del 2005 una norma del genere, in quanto era semplicemente previsto che con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate devono essere individuate «le ulteriori materie» per le quali i comuni sono chiamati a partecipare all'accertamento fiscale. Ed in effetti con il provvedimento direttore dell'Agenzia delle entrate del 3 dicembre 2007 sono stati individuati cinque ambiti di intervento - e cioè:
a) commercio e professioni;
b) urbanistica e territorio;
c) proprietà edilizie e patrimonio immobiliare;
d) residenze fittizie all'estero;
e) disponibilità di beni indicativi di capacità contributiva - ma non certo i tributi su cui calcolare la quota della partecipazione.
Fino ad oggi non sembra che sia stata ancora affrontata la questione, perché non risulta che siano stati ancora corrisposti ai comuni che hanno attivato la procedura - che sono invero in numero assai esiguo - gli importi ad essi spettanti, e ben venga, dunque, una disposizione che garantisca certezza su un punto così importante. È logico a questo punto chiedersi quali possano essere i tributi erariali oggetto di partecipazione all'accertamento dei tributi erariali.
Due sembrano innanzitutto i punti fermi: uno attiene ai tributi esclusi dalla procedura, l'altro ai tributi che per forza di cosa vi debbono essere ricompresi. Per quanto attiene al primo aspetto si deve riflettere sulla circostanza che, poiché oggetto della procedura sono, per espressa previsione normativa, i tributi erariali, sembra chiaro che debba essere esclusa sia l'Irap, che è un tributo regionale, e sia l'addizionale regionale all'Irpef, perché è destinata anch'essa alle regioni. Per quanto riguarda il secondo aspetto, dato l'espresso richiamo all'art. 44 è altrettanto chiaro che oggetto della procedura sia senza dubbio l'Irpef. Si potrebbe poi far riferimento all'Ires, o anche ai tributi legati alle operazioni catastali, visto che è stata mantenuta la sinergia con l'Agenzia del territorio.
Offre degli spunti interessanti sull'argomento anche il successivo comma 9 dell'art. 18, il quale, nello stabilire che gli importi che lo stato riconosce ai comuni a titolo di partecipazione all'accertamento sono calcolati al netto delle somme spettanti ad altri enti e all'Unione europea, evoca sicuramente l'Iva che potrebbe essere un tributo in lizza per essere inserito nell'elenco in questione.
Di particolare interesse si mostra l'ultima parte della norma in esame che, di fatto, estende, cosa che prima non era ben chiara, l'ambito di applicazione dell'istituto anche ai comuni delle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano. A tali autonomie speciali spetta il compito di riconoscere ai comuni le somme dovute a titolo di partecipazione all'accertamento relative alle quote che vengono loro trasferite dallo Stato.
FONTE: ITALIA OGGI

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