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civica

NOVITÀ NORMATIVE

COMUNI E SOCIETA' PARTECIPATE

Il comma 32 , art. 14, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 ha introdotto il divieto per i comuni fino a 30 mila abitanti di detenere partecipazioni societarie, imponendo il limite a una sola partecipazione per gli enti tra i 30 e i 50 mila abitanti.
Gli effetti della manovra saranno diversi per le tre fasce di enti locali. Per i comuni fino a 30 mila abitanti, la cessazione delle partecipazioni al 31/12/2010 pone rilevanti problemi in capo all'Ente, soprattutto per quelle in-house, per le quali non è ipotizzabile un trasferimento delle sole quote o azioni senza che questo comporti di fatto la cessazione dell'affidamento stesso. L'alternativa suggerita dal legislatore è quella della messa in liquidazione, che in assenza di asset di particolare pregio, comporterà due effetti: un depauperamento del valore dell'impresa e quindi minori incassi per l'ente socio e un problema sociale notevole relativo alla gestione del personale, l'ente sarà costretto a mettere a gara, di fatto, il ramo d'azienda o i rami d'azienda compreso gli assett e il personale, data la improbabilità dell'Ente locale a internalizzare il servizio e riassumere il relativo personale.
Per la seconda tipologia di enti (con popolazione compresa tra i 30 e i 50 mila abitanti) questi ultimi saranno costretti a razionalizzare le diverse partecipazioni in un'unica multyservice (o attraverso la costituzione di una holding e tante partecipazioni indirette) con la messa a punto di delicate operazioni di conferimento, fusione ecc., e con l'osservanza comunque dell'art. 3 comma 27 legge 244/2007, che impone la verifica del mantenimento delle partecipazioni laddove «strettamente necessarie al perseguimento di finalità istituzionali» (in merito si segnala l'importante delibera della Corte dei conti, sez. regionale Veneto n. 5/2009).
Per l'ultima tipologia di enti, la manovra apparentemente non pone vincoli particolari ma occorre che gli stessi si adeguino all'art. 3 di cui sopra, nonché alla riforma (non del tutto compiuta) dei Servizi pubblici locali di cui alla legge n. 166/2009.
Le principali problematiche pertanto ricadono sui comuni di più piccole dimensioni, che saranno costretti a processi di accelerazione delle gare per l'affidamento anche simultaneo dei S.p.l., in deroga alle originarie scadenze convenzionali, salva la possibilità di far partecipare la propria società in house, alle pari condizioni di tutti gli altri competitor, al solo fine di cessione del ramo d'azienda o del pacchetto societario in ottica liquidatoria, con possibilità conseguente di maggior realizzo.
Lo stesso ragionamento vale per le società strumentali di cui al decreto «Bersani».
Le politiche operate dagli enti locali in tutti questi anni per la «creazione di valore» attraverso le proprie imprese trova, con questa manovra, uno sbarramento solenne. Il taglio di tutte le partecipazioni, o la drastica riduzione a una soltanto, comporterà in alcuni casi un taglio di costi inutili ma nell'esperienza di molti enti potrebbe comportare la svendita di un patrimonio economico annullando, di fatto, i vantaggi derivanti dai tagli e con un rischio concreto di un disservizio ai cittadini nell'erogazione dei servizi pubblici locali che, conseguentemente alla gara, potrebbero costare di più, sia per l'ente regolatore sia per il cittadino/utente.
FONTE: ITALIA OGGI

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