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NOVITÀ NORMATIVE

PROGRESSIONI VERTICALI ABOLITE NEGLI ENTI LOCALI

La Corte dei conti della Lombardia ci ripensa: le progressioni verticali sono abolite anche per gli enti locali. Ma vi possono essere «strascichi» per quelle programmate prima della vigenza del dlgs 150/2009. Il parere 28 aprile 2010, n. 517 della sezione regionale di controllo della Lombardia rivede l'avviso espresso col precedente parere 18 marzo 2010 n. 375, secondo il quale, al contrario, i concorsi interni per l'ascesa sarebbero stati ancora legittimi.
Sulla questione della vigenza o meno delle progressioni verticali, successivamente alla prima presa di posizione assunta dalla sezione della Lombardia si è espressa la sezione delle autonomie, che col parere 10/2010 in maniera tranciante aveva escluso la possibilità di una reviviscenza, una volta in vigore la riforma-Brunetta.
La nuova pronuncia della sezione della Lombardia cerca di mediare tra la posizione precedentemente assunta e le conclusioni cui è pervenuta la Sezione delle autonomie. Il parere evidenzia l'importanza delle norme del dlgs 150/2009, qualificandole come attuative dei principi costituzionali in tema di massima apertura al pubblico delle procedure selettive. Secondo il nuovo parere, pur dovendosi al tempo stesso valorizzare l'autonomia riconosciuta costituzionalmente agli enti locali, si deve ritenere che l'entrata in vigore del testo novellato dell'articolo 52, comma 1- bis, del dlgs 165/2001 impone l'adeguamento contestuale dei regolamenti di organizzazione degli enti locali, poiché l'articolo 74 della riforma Brunetta considera la disciplina dell'obbligatorietà del concorso pubblico con riserva di posti fino al 50% di quelli messi a bando come norma di diretta attuazione della Costituzione.
Gli enti locali, prosegue il parere, sono tenuti ad adeguare i propri regolamenti a decorrere dal 1° gennaio 2010 e tale adeguamento non può che essere integralmente conforme alle nuove norme di legge che regolano l'istituto delle progressioni di carriera.
Il parere lascia, tuttavia, aperte le porte a progressioni verticali anche nel 2010. Infatti, secondo la ricostruzione della sezione Lombardia, mancando un regime transitorio chiaramente definito dalla novella legislativa, possono concludersi legittimamente nel 2010 le progressioni verticali già formalmente autorizzate in sede di programmazione del fabbisogno di personale, secondo le modalità definite nei regolamenti ancora vigenti. Unica cautela: le progressioni verticali non possono essere avviate quando abbiano effetto oltre il 31 dicembre 2010.
Questi ultimi due aspetti contrastano con le conclusioni cui è pervenuta la Sezione autonomie, secondo la quale a partire dalla data di entrata in vigore del dlgs 150/2009, i regolamenti di organizzazione degli enti locali che disciplinassero le progressioni verticali, si sono posti in immediato e diretto contrasto sia con la riforma, sia con la Costituzione. Lo stesso è avvenuto per i contratti collettivi e l'articolo 91, comma 3, del dlgs 267/2000. Dunque, gli enti locali non possono riferirsi ad alcuna «norma vigente» nelle more dell'adeguamento dei loro ordinamenti alla riforma, che possa consentire loro una legittima conduzione di progressioni verticali nel 2010, anche se precedentemente programmata.
Pare, allora, necessario prendere atto non solo che le progressioni verticali sono state eliminate dalla riforma, ma che non vi sia alcuno spazio per l'espletamento legittimo di selezioni interamente riservate nel 2010, perché l'articolo 52 novellato del dlgs 165/2001 determina l'immediata abrogazione di ogni fonte incompatibile col principio di assunzione esclusivamente per concorso pubblico, compresi i regolamenti e più ancora gli atti di programmazione triennale delle assunzioni.
FONTE: ITALIA OGGI

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