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NOVITÀ NORMATIVE

AUMENTI STIPENDIALI BLOCCATI PER TRE ANNI

Congelati gli importi delle retribuzioni di tutti i dipendenti pubblici, dirigenti compresi, fino a tutto il 2013. L'articolo 9, comma 1 del Dl 78/2010 stabilisce che i lavoratori pubblici non possono percepire, nel triennio 2011/2013, più di quanto è stato riconosciuto loro nel 2010. Unica eccezione consentita è l'indennità di vacanza contrattuale, che quest'anno è stata erogata da aprile nella misura del 30% del tasso di inflazione programmata, e da luglio nella misura del 50%, e dal 2011 si dovrà corrispondere per tutto l'anno in quest'ultimo importo.
La norma fa riferimento al trattamento del singolo dipendente, sia fondamentale sia accessorio. In pratica vengono bloccati lo stipendio, la progressione economica e l'indennità prevista per ogni comparto, che formano la parte fissa della retribuzione, e tutti gli altri elementi legati alla quantità e qualità della prestazione, che formano la parte accessoria. Il limite va quantificato in riferimento alla retribuzione 2010 per ogni dipendente, e non a livello complessivo di amministrazione. Questo significa che, alla fine di quest'anno, per ogni lavoratore si dovrà determinare l'importo del trattamento economico percepito, che rappresenterà il limite invalicabile della sua retribuzione per i tre anni successivi.
In questo contesto la gestione delle risorse umane diventa sempre più difficoltosa: ad esempio, al lavoratore non si potrà più riconoscere la progressione di carriera, in quanto questa fa aumentare il «trattamento economico complessivo». Se si vuole ricorrere a questo premio, si dovrà avviare un'operazione certosina, riducendo di pari importo il relativo salario accessorio. Un meccanismo impraticabile a livello di grandi numeri.
Un aumento di retribuzione fondamentale può essere effettuato solo se, contemporaneamente, vi è una riduzione pari della retribuzione accessoria. Non si può sostenere, però, la regola contraria, nel senso che non si può aumentare la retribuzione accessoria a scapito della fissa, in quanto quest'ultima non è suscettibile di decurtazione. L'amministrazione, nel 2011/13, non potrà chiedere al dipendente nemmeno un turno o una reperibilità in più rispetto al numero prestato nel 2010, perché non sarebbe possibile corrispondere la relativa indennità, che fa aumentare il trattamento economico.
D'altro canto, l'articolo 7, comma 5, del Dlgs 165/2001, prevede che la Pa non possa erogare compensi accessori che non corrispondano a prestazioni effettive. Letto al contrario, a fronte delle prestazioni spetta il trattamento economico; senza compenso non possono quindi essere pretese le prestazioni. Ancora una volta a risentirne sarà l'organizzazione dei servizi. Un discorso particolare riguarda lo straordinario, a fronte del quale si può avere sia il compenso sia il riposo compensativo. Il congelamento potrebbe colpire il compenso straordinario, senza intaccare però il riposo. In questo contesto, anche gli incrementi del fondo per le risorse decentrate hanno vita dura. Ad esempio, all'articolo 15, comma 5, del contratto nazionale del 1° aprile 1999 di regioni e autonomie locali, si prevede che gli incrementi siano legati all'accrescimento dei servizi a cui corrispondono maggiori prestazioni dei dipendenti. Se gli aumenti del fondo servono a sostenere i maggiori oneri del trattamento economico accessorio, ma questo non può essere incrementato, non possono essere richieste prestazioni ulteriori ai lavoratori. Anche su questo versante la Pa rimane bloccata.
In sostanza, quindi, la manovra non inchioda solo gli stipendi, ma una buona parte della discrezione organizzativa delle singole amministrazioni.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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