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NOVITÀ NORMATIVE

DAL DECRETO LEGGE 78/2010 RISPUNTANO I CONSIGLI TRIBUTARI

Fino a oggi i sindaci con la giacchetta da agente del fisco hanno offerto solo l'antipasto; la manovra, però, sull'antievasione in municipio punta molto, e nella relazione tecnica il ministero dell'Economia non azzarda cifre ma prevede un «significativo aumento» del nero scovato dai comuni. Un ottimismo fondato su quattro ragioni: con il decreto l'azione dei sindaci si trasforma da opportunità a obbligo, anche per cancellare le timidezze di chi finora ha esitato a pizzicare elettori reali o potenziali, la gamma degli alleati affianca in modo strutturale Inps e agenzia del Territorio all'agenzia delle Entrate e alla guardia di Finanza, un piccolo premio aggiuntivo (si passa dal 30 al 33% del riscosso) è chiamato a rendere più stabile l'impegno delle amministrazioni locali e la reviviscenza dei Consigli tributari. In più c'è il restyling del redditometro, che nel nuovo meccanismo arruola i comuni in un passaggio chiave per l'individuazione delle entrate nascoste al fisco. Ma l'importante sarebbe cominciare davvero.
In valore assoluto i frutti raccolti finora dall'anti-evasione locale non sono imponenti, e fra 2009 e primo quadrimestre del 2010 parlano di 5,9 milioni di euro accertati, e 448mila euro riscossi, con uno scatto ulteriore a maggio che porta a 6,7 milioni in nero emerso. Numeri ancora piccoli, nel mare del bilancio pubblico, ma occhio alla dinamica. L'anno scorso le segnalazioni partite dai comuni hanno prodotto cartelle per per 3,4 milioni, mentre quest'anno sono bastati 4 mesi per toccare quota 2,5 milioni: l'accelerazione è del 120%, e nel campo delle riscossioni effettive si trasforma in un'impennata del 326% (185mila euro in tutto il 2009, 285mila da gennaio ad aprile 2010). Segno che la macchina comincia a girare, le segnalazioni comunali sono in crescita continua (si veda il grafico) e la loro qualità tende a migliorare.
Peccato, si lamenta qualche comune fra i "pionieri" del settore, che finora nemmeno un euro di premio sia tornato alle amministrazioni, per i tempi tecnici che separano la segnalazione dall'incasso ma anche perché lo stato non ha finora messo mano agli stanziamenti, e anche i più veloci dovranno aspettare ancora almeno qualche mese in vista delle variazioni di bilancio.
Per passare dal prologo al racconto vero e proprio, la lotta comunale all'evasione tracciata dalla manovra apre ai comuni un accesso più ampio alle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche, e chiede di fissare entro metà luglio le modalità dello scambio dati e le ulteriori materie su cui gli enti locali potranno dare una mano. Entro fine mese, invece, va individuato il paniere di tributi con cui costruire il premio, escludendo le somme (per esempio sull'Iva) che vanno girate all'Ue o ad altri livelli di governo.
Ma il cambio di rotta decisivo si basa sul fatto che i comuni vengono reclutati "d'imperio" nella battaglia al nero. Il primo terreno d'azione è il redditometro, anch'esso ridisegnato dalla manovra, che passerà necessariamente in comune: prima di emettere un avviso di accertamento sintetico, le Entrate dovranno segnalare i sospetti al comune di residenza, che entro 60 giorni dovrà trasmettere all'amministrazione finanziaria «ogni elemento utile alla determinazione del reddito» del contribuente sotto osservazione.
A conferma del fatto che nessuno si può tirare indietro, la manovra impone ai sindaci di ricreare il «consiglio tributario», un organo consultivo formato da cittadini e chiamato ad accompagnare l'amministrazione nelle strategie e nelle attività di contrasto all'evasione. La resurrezione di quest'organo, previsto da un Dlgs luogotenenziale del 1945, fa storcere il naso a molti amministratori, che contestano la deriva "burocratica" connessa alla creazione di un'altra "assemblea fiscale"; gli enti fino a 5mila abitanti dovranno consorziarsi in un unico consiglio, proprio mentre la riforma degli enti locali vuole abolire i consorzi di funzioni. Tutte da definire, poi, sono le procedure e i compiti di questi organismi, in genere dimenticati da molti anni, con il rischio di ingessare di adempimenti la macchina che si sta avviando.
La scommessa è partita e per passare all'incasso punta tutto sulla formazione di una nuova truppa di "controllori" sul territorio, scelti negli uffici tributi dei comuni; la Scuola Ezio Vanoni del ministero dell'Economia e l'Ifel, lavorando con le Entrate, hanno avviato i corsi per le città metropolitane, e i programmi si estenderanno in provincia. Tutto nasce da qui: segnalazioni fondate produrranno gettito, delazioni generiche mineranno alla base la strategia.
FONTE:IL SOLE 24 ORE

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