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NOVITÀ NORMATIVE

BLOCCO DEI DIRIGENTI E TEMPO NEGLI ENTI LOCALI

È uno stop quasi totale alle assunzioni di dirigenti con contratti a tempo determinato negli enti locali, quello che deriva dal dl 78/2010, combinato con la riforma-Brunetta.
La manovra economica modifica l'articolo 1, comma 557, della legge 296/2006 e impone alle amministrazioni locali alcune misure per ridurre la spesa di personale e, tra queste, «razionalizzazione e snellimento delle strutture burocratico-amministrative, anche attraverso accorpamenti di uffici con l'obiettivo di ridurre l'incidenza percentuale delle posizioni dirigenziali in organico».
La norma contribuisce a risolvere ogni possibile equivoco interpretativo sulla provvista di dirigenti a tempo determinato ed assesta un ulteriore colpo a tale strumento di spoils system. Già il dlgs 150/2009 ha inteso estendere espressamente anche agli enti locali le limitazioni percentuali alle assunzioni di dirigenti a tempo determinato, riferendole alla dotazione organica: il che esclude la compatibilità con la riforma del comma 2 dell'articolo 110 del dlgs 267/2000. Inoltre, la modifica all'articolo 19, comma 6, del dlgs 165/2001, applicabile certamente anche a comuni e province per effetto dell'articolo 88 del dlgs 267/2000 (e in ogni caso come principio generale) di fatto cancella il comma 1 del medesimo articolo 110. Infatti, questo consente agli enti locali di assumere dirigenti a tempo determinato anche per il 100% della dotazione organica. La riforma-Brunetta, invece, nell'imporre limiti percentuali da considerare entro il massimo del 10% della dotazione dei dirigenti e nel subordinare le assunzioni di dirigenti a contratto solo ad una specifica motivazione riguardante l'accertata assenza di professionalità interne, limita di gran lunga la possibilità di acquisire manager a contratto.
L'imposizione di accorpare gli uffici allo scopo di contenere il numero dei dirigenti costituisce, adesso, di per sé un ulteriore impedimento al ricorso a dirigenti esterni, generalmente utilizzato per ampliare la dotazione.
Gli enti sono, infatti, tenuti a consolidare e valorizzare la dotazione delle competenze, e infatti a questo scopo solo la dimostrazione dell'assenza di capacità interne operative potrebbe consentire un incarico a contratto. Ma, in ogni caso, questo non può essere utilizzato per incrementare il numero della dotazione: ciò significa che l'articolo 110, comma 2, del dlgs 267/2000 deve considerarsi ancora a maggior ragione implicitamente abolito.
Né può perdurare l'utilizzo del meccanismo dello scorporo di funzioni dirigenziali, spessissimo adoperato dagli enti per creare strumentali vuoti di organico ed attingere così a piene mani agli incarichi a contratto, anche allo scopo di attribuire incarichi dirigenziali ai dipendenti privi di tale qualifica, secondo un meccanismo comunque non più corrispondente alla regola della previa verifica dell'assenza di professionalità nella dotazione organica.
A questo proposito, il dl 78/2010 pare inferire un ulteriore fendente alle residue possibilità di incaricare i funzionari come dirigenti. Il congelamento degli stipendi al 2010, la limitazione degli incarichi dirigenziali, la previsione che progressioni di carriera, quali sono a tutti gli effetti gli incarichi dirigenziali a dipendenti non dirigenti, abbiano effetti solo giuridici e non economici almeno fino al 2013 costituiscono insieme la comprova che questa prassi è ormai ben al di là dei margini della legittimità.
FONTE: ITALIA OGGI

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