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NOVITÀ NORMATIVE

ESERCIZIO DI FUNZIONI ASSOCIATE PER GLI ENTI

L'assetto ordinamentale dello svolgimento di funzioni e servizi da parte degli enti locali è stato inciso da numerose disposizioni del Dl 78/2010, che lasciano aperti non pochi interrogativi.
Spicca in questo contesto, anche per la sua perentorietà, l'intervento operato sui comuni con meno di 5mila abitanti che si vedranno costretti a esercitare in forma associata, mediante convenzione o unione, le funzioni fondamentali - temporaneamente individuate in quelle definite ai fini della perequazione da effettuare in sede di federalismo fiscale; il comma 28 dell'articolo 14 ripropone il medesimo obbligo per i comuni appartenenti, o già appartenenti, a comunità montane e con popolazione stabilita con legge regionale e comunque inferiore a 3mila.
L'oggetto delle indicate funzioni è talmente rilevante che non si può non considerare che con questo intervento sia stata imposta, di fatto, l'unificazione amministrativa (una "fusione a freddo") di detti comuni, posto che con le poche residue risorse si dovranno occupare dei servizi demografici, di quelli cimiteriali, delle attività sportive e culturali e di poche altre, mentre è arduo immaginarvi la sopravvivenza di una struttura organizzativa dedita ai servizi pubblici di rilevanza economica.
Per l'efficacia di tali misure sarà comunque fondamentale anche il successivo passaggio inerente le funzioni soggette alla competenza legislativa regionale, e la concertazione con gli stessi comuni interessati, passaggio nel quale, si ritiene, verranno in evidenza le forti criticità caratterizzanti le diverse situazioni territoriali.
Elementi di difficoltà, peraltro, il legislatore se li è costruiti da solo, specie con le norme in materia di società locali e di partecipazione all'accertamento tributario.
Infatti, i comuni con meno di 5mila abitanti dovranno obbligatoriamente consorziarsi per la costituzione dei consigli tributari deputati all'indirizzo e gestione della partecipazione all'accertamento tributario erariale. Per questi l'articolo 18, comma 2, del Dl 78 ha previsto l'obbligo di riunirsi in consorzio, dando cioè necessariamente vita a un consorzio di funzioni che la Finanziaria 2010 ha invece esplicitamente soppresso.
Sintomi di schizofrenia emergono, inoltre, dalla disposizione che vieta ai comuni con meno di 30mila abitanti la costituzione e detenzione di società, se non per quelle in cui partecipano in misura paritaria o proporzionale ai residenti (sempreché costituite da enti con popolazione complessiva oltre tale limite demografico). Infatti, in conseguenza di tale divieto anche i comuni fino a 5mila abitanti si troveranno obbligati a dismettere forme associative già in essere -gestite tramite lo strumento societario - dei servizi, ad esempio, di assistenza scolastica, di gestione dei servizi sociali (presenti in alcune regioni), di espletamento di alcuni servizi generali, tutti ricompresi nelle funzioni fondamentali che saranno costretti a erogare mediante convenzione o unione. Per tacere della mancata correlazione di detta disposizione con la disciplina dei servizi pubblici locali a rilevanza economica, che determina effetti ben più perentori e assai anticipati di quelli previsti dal regime transitorio di cui all'ottavo comma dell'articolo 23-bìs del Dl 112/2008.
Ma è forse sfuggito che le partecipazioni societarie non sono vietate all'unione, per cui i comuni interessati potranno dapprima costituirne una e poi trasferirvi le quote sociali la cui detenzione diretta sarebbe altrimenti vietata.
È forse opportuno, allora, riconsiderare in modo complessivo e unitario le modalità di erogazione dei servizi pubblici locali e le forme associative degli enti, incentivandole, per ottenere davvero il contenimento della spesa pubblica e una maggiore efficienza ed efficacia dell'azione amministrativa.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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