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NOVITÀ NORMATIVE

IL PENSIONAMENTO NEL PUBBLICO IMPIEGO

Lo scalone all'età di pensionamento nel pubblico impiego colpisce le lavoratrici di classe '49 e '50. L'impiegata al lavoro dall'anno 1993, per esempio, sarebbe potuta andare a riposo dall'anno 2013; e, invece, dovrà aspettare un anno in più se è nata nel 1949 ovvero due anni in più se nata nel 1950. Il governo ha approvato giovedì un emendamento dalla manovra correttiva che tiene conto delle richieste Ue. Fino al 31 dicembre 2011 resterà in vigore l'età di 61 anni, ma dal 1° gennaio successivo (2012), le lavoratrici del pubblico impiego potranno andare in pensione di vecchiaia all'età di 65 anni come previsto per i colleghi uomini. L'intervento interessa solo le lavoratrici donne del pubblico impiego e la pensione di vecchiaia. È un intervento dettato dall'obbligo di adeguarsi alla sentenza della corte Ue C-46/07, con cui è stato rifilato all'Italia un cartellino giallo perché non dà garanzie di parità di trattamento tra uomini e donne in materia di pensioni dei dipendenti pubblici.
I sistemi di calcolo della pensione. La legge 335/95 (riforma Dini), ha profondamente cambiato il sistema italiano, e in particolare quello pubblico, con la legge 449/97 (Finanziaria 2008) e la 243/04 (la riforma Maroni). La riforma ha introdotto il sistema di calcolo contributivo delle prestazioni pensionistiche, che sta sostituendo quello retributivo. Il passaggio è programmato per fasi, e coinvolge i lavoratori in base agli anni di servizio:
- i lavoratori/trici neoassunti/e al 1° gennaio 1996 (neoassunte sta anche per «privi di anzianità contributiva» a tale data) e quelli che optano per il nuovo sistema sono soggetti all'applicazione integrale delle nuove regole di accesso e del metodo di calcolo contributivo. In questo sistema è prevista soltanto la pensione di vecchiaia;
- i lavoratori/trici con meno di 18 anni di contributi al 31/12/95 sono soggetti al calcolo della pensione con il cosiddetto sistema misto (cioè retributivo per la parte di pensione relativa alle anzianità maturate prima del 1996, e contributivo per quelle maturate dopo tale data) e accedono alle prestazioni secondo le regole del sistema retributivo (a meno che non optino il contributivo integrale). Per loro è prevista sia la pensione di anzianità sia quella di vecchiaia;
- i lavoratori/trici con almeno 18 anni di contributi al 31/12/95 rimangono soggetti all'accesso e al calcolo della pensione secondo le regole del vecchio sistema retributivo. A loro spettano i trattamenti pensionistici di anzianità e di vecchiaia.
La pensione di vecchiaia Inpdap (per il settore pubblico). La pensione di vecchiaia è una prestazione vitalizia di natura economica e previdenziale erogata all'iscritto che raggiunga il limite massimo d'età insieme a una determinata anzianità contributiva. Spetta ai dipendenti iscritti all'Inpdap che hanno raggiunto i limiti di età previsti dall'ordinamento e che sono cessati dal servizio. I requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia variano a seconda del sistema di calcolo con cui il trattamento verrà liquidato:
Pensioni liquidate secondo il sistema retributivo e il sistema misto: 65 anni per gli uomini o 60 per le donne, insieme a 20 anni di anzianità contributiva o di servizio. Per chi era in servizio al 31/12/92, vale la deroga per cui si può andare in pensione con 15 anni di contributi (art. 2 dlgs 503/92).
Pensioni liquidate secondo il sistema contributivo:
a) 65 anni e almeno 5 anni di contributi per gli uomini;
b) 60 anni e almeno 5 anni di contributi per le donne, purché l'importo da liquidare non sia inferiore a 1,2 volte l'importo dell'assegno sociale;
c) 40 anni di contributi, a prescindere dall'età;
d) 35 anni di contributi e un'età pari a quella prevista per la pensione di anzianità.
Mantiene il diritto alla pensione con i precedenti requisiti chi ha maturato entro il 31/12/07 i requisiti di età e di anzianità contributiva previsti dalla normativa precedente: 57 anni di età e 5 anni almeno di contribuzione con un importo di pensione non inferiore a 1,2 l'importo dell'assegno sociale.
In salvo chi raggiunge i vecchi requisiti nel 2009 o nel 2011. La prima via scelta dal governo era stata quella di elevare gradualmente l'età di pensionamento di vecchiaia delle donne (entrambe i sistemi), con un anno in più ogni due anni a partire dal 2010 fino a raggiungere la meta dei 65 anni dal 1° gennaio 2018. Una scelta non apprezzata dall'Ue che, con un nuovo richiamo, ha costretto il governo a raggiungere la parità entro il 2012. E così, con un emendamento alla manovra, il governo ha ridotto la gradualità a due sole tappe: elevazione a 61 anni per gli anni 2010 e 2011; gradone a 65 anni dal 1° gennaio 2012. Esentate dalla novità le lavoratrici che entro la fine dell'anno 2009 abbiano maturano i previgenti requisiti di pensionamento (60 anni di età); nonché quelle che entro il 31 dicembre 2011 raggiungano i vigenti requisiti di pensionamento (cioè 61 anni di età). Per loro è prevista la salvaguardia del diritto al pensionamento, anche dopo il 1° gennaio 2010 ovvero 1° gennaio 2012, e a tal fine potranno ottenere la certificazione del diritto alla pensione (anche se restano al lavoro, potranno in qualunque momento avvalersi della possibilità di andare in pensione).
FONTE: ITALIA OGGI

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