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NOVITÀ NORMATIVE

LA MANOVRA ESTIVA E' UN CANTIERE APERTO

Un patto di stabilità semplificato che imponga ai sindaci di mantenere l'equilibrio finanziario, indipendentemente dalla base di riferimento storica. E che gradatamente potrebbe essere esteso anche ai piccoli comuni (tranne quelli sotto i mille abitanti). Anche i mini-enti, infatti, oggi esclusi dai vincoli contabili, potrebbero essere tenuti a garantire che la differenza tra entrate (Titoli I-IV) e uscite (Titoli I-II) di bilancio, calcolata in termini di competenza mista, sia ogni anno positiva.
E' questa l'ipotesi su cui si stanno giocando le trattative tra enti locali e ministero dell'economia per ammorbidire i tagli della manovra correttiva. Per i comuni sarebbe una piccola rivoluzione perché consentirebbe di sradicare il Patto da basi di calcolo temporali, sancendo al contempo una sorta di regola aurea che darebbe loro amplia libertà di manovra. Ma prima ci sarà da convincere Giulio Tremonti e non sarà facile. Il ministro dell'economia (e non è un mistero) è intenzionato a realizzare «tutti e subito» gli attesi risparmi sulla spesa pubblica e considera il taglio ai trasferimenti l'unica via per portare a casa risultati certi.
Ma il lavoro di diplomazia di Anci e Upi (che in queste ore sono in stretto contatto con Maurizio Delfino, l'esperto del Viminale incaricato di raccogliere le varie proposte emendative) potrebbe portare frutti interessanti per gli enti locali. Il Mef per il momento non fa controproposte. Ma ci sarebbe, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, una soluzione, se non più gradita a Tremonti, quantomeno «meno sgradita» delle altre. Si tratterenne di spostare la base di calcolo del Patto (su cui in questo momento convergono le regole del dl 112/2008 e successive modificazioni e integrazioni a cui si sono aggiunti i sacrifici imposti dalla manovra ndr) sul triennio 2006-2008, lasciando inalterati gli obiettivi e inasprendo le sanzioni per i comuni inadempienti nell'ultimo triennio.
I comuni chiedono più libertà sui tagli alle spese per convegni, studi, consulenze, relazioni pubbliche, sponsorizzazioni, pubblicità, autoblu. Costi falcidiati con percentuali di riduzione variabili dal 20 all'80% che i sindaci giudicano troppo penetranti. E per questo a rischio di incostituzionalità, visto che nel 2005 la Consulta (sent. n.417/2005) ha dichiarato illegittime le norme statali che impongono «vincoli puntuali a specifiche voci di spesa dei bilanci di regioni ed enti locali». La proposta di Anci e Upi, anche in questo caso, prevede che sindaci e presidenti di provincia abbiano mani libere sulle percentuali di tagli da applicare (in media l'8% per i comuni e il 20% per le province) fermo restando l'obbligo di garantire i risparmi di spesa attesi dalla manovra.
Un altro fronte di trattativa tra comuni e governo si sta giocando sull'Ici prima casa. I sindaci reclamano ancora 340 milioni di euro di Ici 2008, solo in parte compensati dalla una tantum di 200 milioni stanziata dalla manovra. Ma sarebbero disposti a non batter più cassa se venissero radicalmente cambiati i criteri dei rimborsi. Al posto dell'assegno di 3,3 miliardi di euro che ogni anno lo stato stacca in favore dei comuni, gli enti preferirebbero venisse loro riconosciuta una compartecipazione dinamica all'Irpef in grado di rivalutarsi di anno in anno. Un'ipotesi non ancora giunta sul tavolo di Tremonti, anche se non è difficile immaginare che sarà rispedita al mittente.
FONTE. ITALIA OGGI

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